Studi di settore, al fisco l’onere della prova

L’eventuale evasione deve essere provata dall’amministrazione finanziaria

Gli studi di settore cambiano faccia. Una sentenza della Corte di cassazione ha stabilito che gli studi non possono prevalere in modo automatico su una dichiarazione dei redditi che implica un’imposta minore.

Sarà l’amministrazione finanziaria che deve provare che lo studio faccia testo rispetto a ciò che è stato dichiarato dal contribuente. Sino a che il fisco non ha dimostrato che la dichiarazione del contribuente non è attendibile, non può applicare lo studio di settore.
La sentenza si adegua al principio di capacità contributiva individuale stabilito dall’articolo 53 della Costituzione e a quello dell’articolo 3 in base al quale tutti devono essere tratti egualmente.

Ma come funzionano gli studi? Per ogni settore di attività economica stabiliscono valori medi di costi e ricavi, in base alle caratteristiche dei contribuenti, imprese o persone fisiche. Ora nel caso un contribuente si discosti da tale media e si veda costretto a motivare il perché (con tutte le difficoltà del caso) rappresenta, a giudizio – come si è visto – della Suprema Corte , una violazione del principio di capacità contributiva individuale.

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