Stop segreto, il Fisco può utilizzare la lista Falciani. Tremano 10mila italiani

E' il risultato di una sentenza dei giudici tributari della Lombardia.

Lo stop al segreto bancario (SE NE PARLAVA QUI) consente al Fisco di utilizzare i dati contenuti nella lista Falciani. I giudici tributari della Lombardia segnano un punto a favore dell’agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza, che potranno ora impiegare le informazioni sui conti correnti detenuti da contribuenti italiani presso la filiale di Ginevra della banca Hsbc.

LA LISTA – Grazie alla collaborazione attiva di Hervé Falciani, l’ex dipendente del colosso bancario inglese Hsbc, sono riapparsi i file che documentano l’esistenza di 121 mila conti occultati: di questi, si presume che almeno 10 mila siano riferibili a contribuenti disonesti italiani. Nei documenti custoditi in Spagna (ma anche a Parigi e in Belgio) c’è l’indicazione dei conti correnti e la suddivisione in base alla filiale o alla società della Hsbc Private Bank nelle quali sono stati accesi. Si tratta di 121 mila posizioni di correntisti nelle filiali Hsbc di Montecarlo, Lussemburgo (quelle giudicate più interessanti), Zurigo, Lugano e i paradisi fiscali di Jersey e Guernsey.

PRESTANOME E INTERMEDIARI – Nella dote telematica custodita nel pc dell’ingegnere informatico Falciani, sequestrato nel 2009 dai magistrati francesi, c’è l’identità degli evasori nascosta spesso dietro prestanome brasiliani o argentini. Importante, ai fini investigativi e del recupero del maltolto, il ruolo degli intermediari che presentavano i clienti alla banca. Nei file sono rintracciabili i contratti che certificano l’intermediazione dove erano previste provvigioni fino al 30% dei benefici ottenuti dalla banca tramite la gestione dei portafogli incriminati. Ovvero percentuali da riconoscere all’intermediario in rapporto ai singoli strumenti finanziari utilizzati per cliente (percentuali che vanno dallo 0,1 all’1% sui rendimenti di titoli di Stato, obbligazioni ecc.

LISTA UTILIZZABILE – Le modalità irrituali nell’acquisizione dei dati hanno fin da subito posto il problema se il Fisco potesse o meno utilizzarli per dare la caccia ai (presunti) evasori italiani. Da allora si è scatenata una querelle sia nelle aule della giustizia penale che tributaria, con orientamenti peraltro spesso antitetici anche tra sezioni diverse dello stesso organismo giudicante.
Ora la Commissione tributaria regionale della Lombardia torna ad affrontare la questione dopo un ricorso presentato da un contribuente a cui erano stati contestati maggiori ricavi complessivamente per circa 360mila euro su tre diversi anni d’imposta per non aver dichiarato le somme detenute all’estero. Il diretto interessato ha fatto leva sull’inutilizzabilità dei dati per il Fisco perché erano stati acquisiti dalla lista Falciani, ma la Commissione gli ha dato torto. La lista è utilizzabile, e lo sarà in futuro.

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