Lo spesometro ci segue anche all’estero sulle orme della carta di credito

L'obbligo di comunicare al fisco i pagamenti elettronici superiori ai 3.600 euro spetta ai gestori delle carte di credito. Che non distinguono tra acquisti in Italia o all'estero

Se a Natale siete andati in vacanza all’estero anche per fare spese folli al riparo dell’occhio invadente del fisco non illudetevi: lo spesometro vi vede anche lì. A “tradirvi” è proprio la vostra fidata carta di credito. Non per colpa sua, in verità: è un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 29 dicembre scorso – ma che si applica alle operazioni a partire dal 1° luglio 2011 – che obbliga tutti i gestori di mezzi di pagamento elettronico a inviare i dati sugli acquisti fatti con carta di credito, di debito o prepagata. anche online.

In pratica si stabilisce che l’obbligo non è del commerciante ma delle società che gestiscono le carte di pagamento, di fatto le banche, che dovranno comunicare al fisco i dati di tutti i movimenti superiori a 3.600 euro.

La cosa paradossale è che la norma dell’Agenzia escluderebbe dal controllo gli acquisti all’estero perché si riferisce solo alle operazioni che ricadono nel campo dell’Iva (italiana) e quelle fatte in un altro paese ovviamente non sono tra queste. Ma la gestione automatizzata delle carte di credito non sempre “riconosce” un’operazione fuori campo Iva e sarà quindi più facile che i sistemi registrino e comunichino tutti i movimenti sopra la soglia dei 3.600 euro senza distinzioni territoriali. D’altro canto se l’obbligo fosse rimasto in capo ai negozianti, tutti gli acquisti fatti oltre confine andrebbero persi per il fisco.

Come funziona lo spesometro

Ricordiamo brevemente il meccanismo dello spesometro. Dal 1° luglio 2011 per tutti gli acquisti di beni o servizi, anche effettuati on line, di importo superiore ai 3.600 euro (Iva compresa) i clienti devono fornire i propri dati anagrafici e il codice fiscale al rivenditore, il quale dovrà poi trasmetterli al fisco entro il 30 aprile dell’anno successivo.

Per le operazioni elettroniche (tramite Pos) l’obbligo di comunicazione è appunto dei gestori delle carte di pagamento. La manovra Monti, peraltro, sempre a scopo antievasione e antiriciclaggio,  ha fissato a 1.000 euro la soglia massima per poter usare i contanti in qualsiasi transazione commerciale..

Queste spese verranno confrontate tramite uno speciale algoritmo informatico con il tenore economico dichiarato dal contribuente e in caso di incongruenza partirà l’accertamento.

Non servirà frazionare il prezzo (ad esempio pagando l’acconto e poi il saldo) per avere singoli importi inferiori alla soglia: la segnalazione dovrà fare riferimento alla transazione contrattuale nel suo insieme, cioè con riferimento al prodotto o servizio venduto a quel determinato cliente identificato dal suo codice fiscale. (A.D.M.)

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