Shopping on line, la convenienza alla prova di tasse e dazi

Comprare direttamente nel paese di produzione può essere conveniente e l'e-commerce rende tutto più facile. Ma il passaggio in dogana può riservare sorprese spiacevoli, e non solo per il portafoglio

Un paio di occhiali da sole di marca comprati on line in un sito americano: 50 euro. Un tappeto Kilim acquistato direttamente da un produttore turco: 800 euro. Il rischio di pagarli il 30% in più del previsto o perfino di essere accusati di contrabbando: ha un prezzo troppo alto.

Eppure è quello che può succedere con gli acquisti sul web, quando si viene incautamente attratti dalle offerte troppo allettanti di siti di e-commerce stranieri. E non stiamo parlando di truffe sul web. Si tratta in realtà di rispettabilissimi negozi virtuali o siti web di produttori, che hanno l’unico difetto di essere situati (o di produrre le loro merci) in paesi extra-Ue. In questo caso si tratta di importazione (e non di acquisto intracomunitario) ed entra in gioco la dogana. Gli extra da pagare o gli altri rischi connessi all’acquisto sono dati, in questo caso, dai dazi e dalle regole tariffarie. Tanto ferree quanto complicate.

Una giungla di tariffe
Lo evidenzia il settimanale Panorama, che elenca a titolo di esempio una serie di prodotti acquistati fuori dall’Unione Europea con lo shopping on line:

Prodotto Provenienza Prezzo
di vendita
Costo del
trasporto
Dazi e Iva Totale
Occhiali Ray-Ban Aviator India € 50,50 € 3,76 € 12,74 (+ 25%)
€ 67,00
Scarpe Bathing Ape Giappone € 184,99 € 26,93 € 54,25 (+ 29%)
€ 266,17
Anello con acquamarina Brasile € 252,00 € 65,00 € 63,40 (+ 25%)
€380,40
Tappeto Kilim Turchia € 850,00 € 45,45 € 265,04 (+ 31%)
€ 1.160,49

Come si vede, il peso degli oneri doganali può essere alto. Ma quello che è peggio è che non è possibile conoscerli con esattezza in anticipo perché la normativa in materia è una giungla: alla legislazione italiana si aggiunge quella europea e spesso le norme sono in contrasto fra loro. La bibbia dei dazi doganali è la cosiddetta Taric, ovvero la Tariffa integrata comunitaria, una enorme banca dati che elenca le tariffe d’importazione per tutte le merci. Tariffe che cambiano in base alla categoria merceologica e al paese di provenienza.

Prodotti e provenienze, questo è il dilemma
Per quanto lungo possa essere l’elenco delle categorie, il software di ricerca potrebbe rendere veloce e sicuro il risultato. Il problema è che spesso non è affatto facile capire a quale categoria merceologica appartiene il prodotto che si sta acquistando. Un esempio per tutti, i computer: i componenti elettronici sono esenti da dazio perché soono necessari per il collegamento alla rete (come previsto dagli accordi Wto), ma gli hard disk invece lo pagano. Come ci si regola sul prodotto assemblato?

Altro problema, la provenienza. Se compro una bicicletta da un’azienda americana ma la bici viene prodotta – anche solo in parte – in Cina, e la spedizione avviene da questo paese, alla consegna in Italia mi troverò a pagare un dazio del 48,5% (anziché del 14%, che è il dazio per i prodotti made in Usa).

Attenti ai trucchi
Alcuni venditori cercano da aggirare questo ostacolo inviando la merce con il timbro “gift“, omaggio. Ma l’effetto che si ottiene è opposto. Per le dogane, infatti, è un campanello di allarme: questi pacchi vengono controllati tutti e 7 su 10 risultano irregolari. In questo caso la musica cambia: le dogane cercheranno di appurare se il prezzo è stato pagato in nero, in tutto o in parte. Quello che si rischia è di essere accusati di contrabbando.

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