Scudo fiscale e lotta ai paradisi: i misteri di un fisco a doppio binario

95 miliardi rientrati nel 2009. Il governo proroga lo scudo fino ad aprile e poi minaccia il pugno di ferro contro gli evasori

Si può parlare di intervento in stile “bastone e carota” ma perfettamente coerente nel suo insieme. O al contrario di una politica fiscale “strabica”. Certo è che le ultime notizie sulle manovre tattiche o strategiche del fisco sono di segno opposto. Da una parte il governo esulta per il successo dello scudo fiscale che nel solo 2009 ha fatto rientrare 95 miliardi di euro detenuti all’estero clandestinamente (sanando le evasioni), e lo proroga di altri quattro mesi. Dall’altra, con una legge in arrivo, aumenta il potere di controllo sulle evasioni stesse.

Una sanatoria riuscita
Preso dall’entusiasmo il ministro Calderoli l’ha definita “la più grande manovra economica di tutti i tempi”. L’equivalente di 6 punti del Pil. E’ chiaro che lo scudo fiscale 2009 ha raggiunto il risultato di cassa atteso: 95 miliardi di capitali nascosti all’estero sono rientrati in Italia con l’incentivo di una tassazione quasi simbolica (il 5% contro il quasi 50% dell’analoga manovra prevista negli Stati Uniti). Valutazioni “etiche” a parte, si tratta effettivamente di un successo: in un solo anno si è raccolto tanto quanto negli ultimi cinque anni con le passate edizioni dello scudo.

C’è da dire, invero, che questa è la cifra che è rientrata nelle tasche degli evasori, ormai ripulita da qualsiasi pendenza col fisco. Allo Stato va, appunto, il 5% di questo importo, cioè circa 4,7 miliardi. Un ammontare tuttavia sufficiente a coprire gli impegni stabiliti dalla legge finanziaria, col “resto” di un miliardo che probabilmente andrà a finanziare nuovi incentivi per la rottamazione delle auto e degli elettrodomestici.

Confortato dal risultato, il governo conferma la proroga dello scudo nel 2010. Si potrà continuare a riportare i soldi a casa pagando solo poco di più: il 6% fino al 28 febbraio e il 7% fino al 30 aprile. Questa sarà la data “ultima e definitiva”, sottolinea Tremonti. Dopo la quale il governo dovrebbe sfoderare il pugno di ferro contro gli evasori.

La cacciata dal paradiso (fiscale)
Chiusi i termini per la sanatoria si apre la caccia all’evasore. Nella cosiddetta legge “milleproroghe”, che sta per essere pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, si prevedono ampliamenti dei poteri di indagine dell’amministrazione finanziaria. Per la precisione vengono raddoppiati i tempi dell’accertamento. Il fisco potrà verificare l’attendibilità delle nostre dichiarazioni dei redditi:

– per 8 anni (e non più per 4 come ora) successivi a quello in cui la dichiarazione è stata presentata;
– per 10 anni (invece che per 5) successivi a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata (in caso di mancata presentazione).

Inoltre – ed è forse l’intervento più significativo – è prevista la presunzione legale di evasione e quindi l’inversione dell’onere della prova. In altre parole, per il fisco le attività e i capitali detenuti all’estero sono automaticamente frutto di evasione e starà al contribuente dimostrare che non è così.

Il fisco sventola il bastone
Nelle dichiarazioni di Tremonti questa è la naturale conseguenza dello scudo fiscale. Come dire: ti concediamo fino a una certa data per metterti in regola a buon mercato, dopodiché ti bastoniamo. In effetti non sappiamo con che efficacia si svolgerà, dopo, la lotta ai paradisi fiscali. Di certo l’effetto “minaccia” serve, da subito, a spingere ad aderire alla prossima edizione dello scudo e a racimolare qualche altro miliardo. (A.D.M.)

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