Scontrini detraibili, si scommette sul contrasto d’interessi fiscale

Con la delega fiscale torna la scommessa sugli scontrini detraibili. Un vantaggio per le famiglie e un duro colpo alla microevasione. O un metodo inefficace?

Se gli scontrini (di un’ampia gamma di spese) fossero detraibili nella dichiarazione dei redditi, ogni contribuente avrebbe interesse a richiederli a commercianti, artigiani e professionisti. Questi a loro volta sarebbero costretti a ‘registrare’ l’incasso avvenuto.
Su questo principio si basa il cosiddetto ‘contrasto di interessi’ fiscale, ovvero la contrapposizione dell’interesse del venditore con quello del compratore, uno strumento che potrebbe essere introdotto in Italia per sostenere la lotta al "nero".

L’introduzione di questo meccanismo – di cui si parla da anni – è stato rilanciato pochi giorni fa, con l’approvazione della delega fiscale. La misura sul "contrasto di interessi" era stata inserita durante il passaggio del ddl alla Commissione finanze del Senato, dove si è arenato nel novembre 2012 (governo Monti). 

Dopo l’approvazione definitiva delle misure (ma si tratta prevalentemente ‘principi’) contenute nella legge delega, toccherà ora al governo darne attuazione concreta, nella cornice della delega parlamentare, stabilendo esattamente quali spese saranno detraibili e quali no e quali i tetti di riferimento relativi agli importi.

UN’ARMA VINCENTE CONTRO L’EVASIONE

Se posso scaricare lo scontrino, lo richiedo. Il meccanismo è elementare: bisogna in sostanza trattare le famiglie e i contribuenti privati come le imprese. Ogni azienda paga le tasse sul proprio utile, cioè sui ricavi meno i costi. Quando le famiglie potranno, allo stesso modo, abbattere il proprio carico fiscale detraendo (dall’imposta) o deducendo (dal reddito imponibile) alcune spese di base, anche parzialmente, avranno tutto l’interesse a richiedere scontrini e ricevute quando pagano.

Il fisco compenserebbe la perdita di gettito per i maggiori sgravi con l’emersione di un’enorme quantità di operazioni. Si recupererebbe, per esempio, buona parte dell’Iva evasa (che attualmente in Italia è stimata attorno ai 28 miliardi) senza l’impiego di un solo finanziere. E un meccanismo già funzionante con ottimi risultati in alcuni paesi, tra cui gli Stati Uniti.

Le spese detraibili potrebbero essere ad esempio quelle legate alla gestione della casa (riparazioni, acquisti significativi) e dell’auto (meccanico) o alla cura della persona. Starà poi al Governo prevedere "opportune fasi applicative" ed "eventuali misure di copertura". Si spera senza vanificare lo spirito del provvedimento.

MEGLIO LE SANZIONI A CLIENTI E COMMERCIANTI

Ma c’è anche chi esprime forti dubbi sull’efficacia della misura, come la Cgia di Mestre, che ritiene il meccanismo troppo oneroso e privo della copertura economica necessaria. Giuseppe Bortulussi si chiede "Dovremmo agevolare il cliente finale per far emergere base imponibile facendo perdere allo Stato il mancato gettito sottratto attraverso l’applicazione delle detrazioni? E poi, siamo sicuri che nel lungo periodo l’imponibile emerso supererebbe il mancato gettito?"  Il “contrasto di interessi” , torna a sottolineare la Cgia, nei Paesi dove è stato sperimentato non ha dato i frutti sperati. In Turchia, a Cipro Nord, in Bolivia e in Grecia, non solo l’evasione fiscale non è stata debellata, rimanendo a livelli molto elevati, ma ha prodotto un forte incremento dei costi burocratici e amministrativi. In altre parole, il contrasto si è rilevato un sistema tanto costoso quanto fallimentare.
"In alternativa – conclude il segretario della Cgia – si torni a multare, come succedeva fino a qualche anno fa, il cliente finale sprovvisto di scontrino o di ricevuta e coloro che non li emettono".

COPERTURA E CONTROLLI
A conti fatti, il risparmio di chi evade il Fisco (chi vende e non fattura non risparmia solo le imposte sui redditi, ma anche l’Iva, l’Irap) è superiore allo sconto Irpef di cui beneficerebbe il consumatore. Basterebbe uno sconto da parte del professionista / esercente per rendere la transazione senza Iva ‘conveniente’ all’acquirente, a maggior ragione se questo fosse un risparmio immediato, a fronte dell’iter che parte dal conservare lo scontrino fino alla dichiarazione dei redditi. "Il rischio è che molto sommerso resti tale, la certezza è che il bonus verrebbe applicato a tutte le spese in chiaro. Con una perdita di gettito sicura per lo Stato e un recupero di evasione affidato a una scommessa" chiosa Il Sole 24 Ore. Senza controlli adeguati (e costosi) e più stringenti regole sulla tracciabilità dei pagamenti il rischio è dunque che cali il gettito senza un beneficio garantito.

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