Levata di scudi contro la Robin Tax

La maggiorazione dell'aliquota Ires fa discutere. Sindacati e Confindustria uniti nella protesta contro la tassa di Robin Hood. Nel mirino del fisco anche le energie rinnovabili

Una tassa che porta il nome dell’eroe leggendario che “rubava ai ricchi per dare ai poveri” non può che evocare scenari di maggiore equità nella giungla fiscale di Sherwood.
In effetti, la Robin Hood Tax fu ideata anni addietro, con l’intento di tassare gli extra profitti delle società petrolifere quando i prezzi di petrolio e carburanti sembravano inarrestabili. La ricchezza così prelevata sarebbe poi stata ridistribuita finanziando servizi e strutture utili alla comunità.

In Italia viene introdotta nel 2008 dal ministro Tremonti, col duplice obiettivo di frenare le speculazioni dei mercati sul greggio e finanziare, con il ricavato, la social card.
La Robin Tax si traduce in un prelievo una tantum sugli utili che i petrolieri, le banche e le assicurazioni hanno guadagnato dall’aumento del costo del petrolio con la speculazione sui prezzi delle scorte petrolifere.
Oggi si torna a parlare di Robin Tax, con una ‘libera interpretazione’ dell’originale, intendendo la maggiorazione dell’aliquota Ires (Imposta sul reddito delle società) sul reddito delle aziende che operano nel settore della produzione e distribuzione dell’energia,  inserita all’interno del cosiddetto decreto salva crisi, in discussione al Senato.

La manovra aggiuntiva da 45 miliardi di euro varata dal Consiglio dei Ministri prevede infatti un innalzamento dal 6,5% al 10,5% dell’Ires per tutte le aziende energetiche, anche quelle operanti nel settore delle rinnovabili.
I maggiori oneri per le aziende – che secondo il testo non potranno essere scaricati sui consumatori finali – dovrebbero portare allo Stato entrate per 1.800 milioni di euro nel 2012 e 900 milioni di euro per gli anni 2013 e 2014. Con queste risorse potrebbe essere possibile ridurre i tagli ai ministeri e agli enti locali “da 6 a 5 miliardi“, ha spiegato Tremonti.

Caso unico, si tratta probabilmente del solo provvedimento presente nella manovra finanziaria che riesce a mettere d’accordo sindacati e Confindustria: “la Robin Tax penalizza uno dei pochi settori industriali che anche nell’attuale difficile congiuntura continua ad investire nel nostro Paese, creando lavoro per le imprese e occupazione qualificata, con piani di assunzione già concordati”, dichiarano in una nota congiunta i sindacati del settore elettrico. Mentre per Giampaolo Galli, direttore generale di Confindustria, Robin Tax va eliminata poiché settore energetico “rischia di incrementare ulteriormente i costi dell’energia che già pesano enormemente sulla competitività delle imprese italiane”.

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