Ristrutturazioni, il fisco preleva un anticipo del 10% dal bonifico

I bonifici bancari per ottenere le agevolazioni del 36 o 55% arriveranno al destinatario "tagliati" di un decimo. Un anticipo sulle imposte per tamponare l'urgenza finanziaria dello Stato

Pochi, maledetti e subito. Per salvare il paese dalla bancarotta ogni modo di fare cassa è buono. Così dal cilindro della manovra appena varata, insieme alla stretta sulle pensioni, alle dichiarazioni di guerra all’evasione e a un nuovo condono edilizio, spuntano anche piccole operazioni che servono sostanzialmente a una cosa: creare cash flow per lo Stato, ovvero fare arrivare liquidità subito. Un’urgenza finanziaria prima che economica.

Un flusso finanziario “ghiotto” per il fisco è quello legato ai pagamenti per le ristrutturazioni edilizie o il risparmio energetico con le agevolazioni rispettivamente del 36% e del 55%. Due sgravi fiscali sempre molto usati. Nella bozza della manovra si prevede, per l’appunto, una ritenuta d’acconto del 10%, a carico del beneficiario, sui bonifici per pagare questi interventi.

La banca anticipa al fisco

Le banche (o anche le Poste italiane) faranno da sostituti d’imposta, cioè preleveranno la ritenuta dagli importi bonificati e la verseranno al fisco. Il destinatario del bonifico (l’impresa che ha fatto i lavori di ristrutturazione, ad esempio) riceverà quindi un importo decurtato del 10%. Si tratta, come dicevamo, di una ritenuta a titolo di acconto, cioè di un anticipo sulle imposte che il beneficiario pagherà comunque su quel reddito (e non di una maggiorazione d’imposta). Solo che il fisco non dovrà aspettare l’anno successivo per la liquidazione dell’intero importo ma avrà subito una parte di quanto gli spetta. Trasferendo però il sacrificio finanziario sul privato.

La certezza dell’entrata è data anche dal fatto che, per potere ottenere lo sconto fiscale del 36 o 55%, è obbligatorio che il pagamento avvenga tramite bonifico bancario o postale, che deve riportare:

• la causale del versamento (con gli estremi delle due leggi di riferimento, cioè la dicitura “legge 448/97” per il 36% e “legge 249/2006” per il 55%),
• il codice fiscale del mittente (beneficiario della detrazione),
• la partita Iva o il codice fiscale del destinatario del bonifico.

L’unica eccezione vale per i titolari d’impresa che, solo per la detrazione per il risparmio energetico, possono pagare con assegni o altro (ma va ricordato che la stessa manovra reintroduce il limite massimo di 5.000 euro per i pagamenti in contanti). (A.D.M.)

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