Risparmi, gli effetti dell’aliquota unica al 20%. Guadagnano i conti correnti, perdono le azioni

Una circolare dell'Agenzia delle Entrate fornisce le regole dettagliate sull'applicazione della nuova tassazione dei risparmi e delle rendite finanziarie

Dal 1° gennaio 2012 tenere i soldi in banca costa meno. Non è una novità, lo prevedeva la cosiddetta “manovra di ferragosto” dello scorso anno. Ma ora l’Agenzia delle Entrate – alla vigilia della liquidazione trimestrale degli interessi sul conto corrente o della distribuzione dei dividendi societari – è scesa nel dettaglio con una circolare applicativa che specifica il trattamento fiscale per le singole forme di risparmio.

La manovra ha modificato radicalmente la tassazione delle rendite finanziarie introducendo un’aliquota unica al 20%. Per “rendite finanziarie” si intendono gli interessi o altre forme di remunerazione (dividendi, capital gain ecc.) che arrivano dai nostri risparmi e investimenti mobiliari. Che i soldi siano conservati in un conto corrente (o deposito) o investiti in titoli di Stato, obbligazioni, azioni ecc., il fisco preleva una parte dei rendimenti. Fino al 2011 con aliquote diverse a seconda del tipo di investimento.

Chi sale e chi scende

L’appiattimento dell’aliquota avvantaggia alcune forme di investimento e ne penalizza altre: dipende dall’aliquota “di provenienza”. Che prima erano due: il 12,5% (ad esempio su  obbligazioni, azioni e titoli di Stato, e il 27% (ad esempio sui conti bancari e postali e i libretti di risparmio).

In realtà – e la circolare lo evidenzia – l’aliquota unica non è così unica. Ci sono alcune forme di risparmio, ad esempio i titoli di Stato, che continuano ad avere una tassazione agevolata. Vediamo nel dettaglio le aliquote vecchie e nuove applicabili ai principali tipi di investimento finanziario e se il cambio di aliquota è vantaggioso o no.

Tipo di investimento
Vecchia
aliquota
Nuova
aliquota
Vantaggio (+) /
svantaggio (-)
 Conti correnti bancari e postali 27% 20%
+
 Conti deposito vincolati 27% 20%
+
 Libretti di risparmio bancari e postali 27% 20%
+
 Certificati di deposito 27% 20%
+
 Buoni fruttiferi postali 12,5% 12,5%
=
 Pronti contro termine 12,5% 20%
 Titoli di Stato italiani ed esteri 12,5% 12,5%
=
 Azioni 12,5% 20%

 Obbligazioni societarie con scadenza < 18 mesi 27% 20%
+
 Obbligazioni societarie con scadenza > 18 mesi 12,5% 20%

 Fondi comuni d’investimento 12,5% 20% (*)

 Gestioni patrimoniali 12,5% 20%
 Derivati 12,5% 20%
 Polizze vita (index linked) 12,5% 20% (*)

(*) La parte investita in titoli di Stato è tassata al 12,5%.

Come si vede, ne escono avvantaggiati fiscalmente gli investimenti più liquidi (conti correnti, libretti, obbligazioni a breve scadenza) che prima pagavano un’aliquota più alta. Un intervento pensato probabilmente per far affluire contanti nel circuito bancario e contrastare il credit crunch.

Va ricordato, in ultimo, che nel peso fiscale sui risparmi va calcolata anche l’imposta di bollo, che ora pesa anche su tipologie che prima ne erano esenti, come i libretti di risparmio, i certificati di deposito, i buoni fruttiferi postali o i pronti contro termini. (A.D.M.)

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