Riparte la riforma del catasto: stangata in arrivo sugli immobili

La riforma è stata sollecitata da parte di Bruxelles per l’Italia

Inserito nel piano nazionale delle riforme che arriverà dal Def, il progetto di riforma del catasto riprende il proprio cammino dopo che il progetto del governo Renzi era stato stoppato per l’osservanza della clausola della invarianza per la tassazione sugli immobili. E c’è il timore che possa nuovamente aumentare il carico fiscale sulle spalle dei cittadini.

Il presidente della Commissione finanze del Senato Mauro Marino, insieme al collega di Forza Italia Salvatore Sciascia hanno firmato un disegno di legge che viene presentato in aula e che riguarda proprio la revisione delle rendite catastali.

Come scrive Il Fatto Quotidiano: “Sarà garantita l’invarianza di gettito, vale a dire che gli introiti per lo Stato non aumenteranno. Ciò non toglie però che ci sarà un riequilibrio del prelievo, ottenuto allineando i valori catastali a quelli di mercato. Vale a dire che, tra i contribuenti proprietari di case, ci sarà chi ci guadagna e chi ci perde. Le abitazioni nelle zone centrali delle grandi città, spesso ancora classificate come popolari, vedranno salire la rendita catastale su cui si basa il calcolo dell’imponibile Imu (oggi solo sulle seconde case) ma anche delle imposte su compravendite, donazioni e successioni. Mentre quelle in periferia, anche se nuove, saranno meno colpite dal fisco. Inoltre la revisione avrà un impatto sul reddito Isee, nel cui calcolo entrano come è noto anche le proprietà immobiliari”.

Il presidente della Commissione di vigilanza sull’anagrafe tributaria lancia l’allarme. “La riforma del catasto porti a una maggiore equità, ma non consideri la casa un limone da spremere. Serve semplificare e ridurre il carico fiscale per il ceto medio basso. Questa è la nostra sfida per avvicinarci al resto d’Europa”.

Anche Confedilizia ha voluto mandare un allarme al governo Gentiloni esprimendo tutta la propria preoccupazione. “Non è certo questo il momento per iniziare un nuovo percorso – si legge nella nota di Confedilizia -, checché ne dica la Commissione europea, che inserisce pigramente il tema catasto nelle sue rituali raccomandazioni copia e incolla, senza avere un minimo contatto con la realtà. Per il settore immobiliare l’urgenza non è la riforma del catasto, ma una decisa riduzione di un carico fiscale che dal 2012 è stato quasi triplicato e che continua a causare danni incalcolabili a tutta l’economia: crollo dei valori, impoverimento, caduta dei consumi, desertificazione commerciale, chiusura di imprese, perdita di posti di lavoro. Dovrebbe essere questa la priorità di un Governo responsabile”.

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