Riforma fiscale: meno tasse con la lotta all’evasione. Scompare l’Ires per le imprese

Nessuna riduzione delle aliquote, possibile allentamento della stretta fiscale solo dal buon esito della lotta all’evasione. Riviste tutte le agevolazioni

La prossima settimana il Consiglio dei ministri dovrebbe dare il via libera alla riforma fiscale. Un intervento che, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovrebbe rilanciare la crescita attraverso un tendenziale alleggerimento della pressione fiscale. Un traguardo che si intende raggiungere attraverso la strada della semplificazione delle agevolazioni fiscali e delle detrazioni a favore della famiglie. Inoltre il prelievo dovrebbe spostarsi dalle imposte dirette (ovvero sul reddito) a quelle indirette (ovvero sui consumi).

Con proventi dalla lotta all’evasione e dal contenimento della spesa pubblica la pressione fiscale porterà a un allentamento della stretta fiscale. Intervento che non coinvolgerebbe le aliquote Irpef, ma punterebbe all’aumento delle detrazioni per i contribuenti meno abbienti e per le famiglie numerose.

La tre aliquote  – 20, 30, 40% – fissate dalla vecchia delega fiscale dal governo Berlusconi non avranno seguito. Difficile, per ora, la riduzione dell’aliquota Irpef più bassa dal 23 al 20%. Il motivo? Mancanza di risorse per un’operazione che costerebbe allo Stato 15 miliardi di euro. Al limite la riduzione potrebbe essere “non strutturale” – dunque temporanea – attingendo da un fondo taglia Irpef che si alimenterà con il recupero dell’evasione. Il meccanismo è già previsto, a partire dal 2014, dalla seconda manovra della scorsa estate, firmata dal governo Berlusconi. Ma la delega del governo Monti aggiunge che “per dare attuazione a questo principio due questioni preliminari debbono essere affrontate”. La prima è misurare i risultati della lotta all’evasione e per questo è proposta la creazione di una “commissione ad hoc, indipendente, con la partecipazione dell’Istat e delle altre amministrazioni” che ogni anno calcoli quanti soldi vengono sottratti al Fisco. La seconda è “dare attuazione al fondo per la riduzione strutturale della pressione fiscale rinviando a un momento successivo le decisioni sul suo utilizzo, cioè sulla concreta definizione degli sgravi”.

Rivoluzione anche per le imposte sugli immobili. I tributi non si pagheranno non più solo in metri quadrati, ma pure in vani e l’importo sarà calcolato non solo in funzione del valore patrimoniale, ma anche considerando le spese di gestione e di manutenzione.

Il taglio delle agevolazioni fiscali non sarà lineare. Verranno protette tutte le misura a favore delle famiglie e dei contribuenti a basso reddito, mentre saranno riviste quelle di portata generica e rimodulate in funione dell’obiettivo che si pongono. Saranno riviste quelle a favore della ricerca e della tutela dell’ambiente. Eliminate tutte quelle che interessano piccole lobby.

Sarà eliminata l’Ires, sostituita dall’Iri (Imposta sul reddito imprenditoriale). Al posto dell’aliquota fissa del 27,5%, il reddito che il professionista o il piccolo imprenditore percepisce dall’azienda o dallo studio per la sua attività sarà soggetto alle aliquote e gli scaglioni previsti per le persone fisiche. Con un duplice obiettivo valorizzare il contributo lavorativo dell’imprenditore/professionista e premiare chi investe nell’azienda. Infatti come si legge nella relazione: “Gli utili non distribuiti sono tassati sempre all’aliquota dell’imposta societaria, generalmente inferiore all’aliquota marginale massima dell’imposta personale». In questo modo si «favorisce la patrimonializzazione delle piccole imprese, mentre resta penalizzata la distribuzione di compensi all’imprenditore e ai soci”.

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