Riforma fiscale e lotta all’evasione, arriva anche la proposta dell’Istat

Meno contanti e più moneta elettronica, più spese detraibili per scoraggiare il nero, meno partite Iva fasulle e no secco ai condoni

Ormai è toto-riforma. Fioccano da più parti (tutte autorevoli) le proposte per cambiare il nostro sistema fiscale e “invogliare” o costringere gli italiani a pagare le tasse. Dopo le voci di corridoio e le dichiarazioni di Tremonti, arrivano ora le proposte dell’Istat per combattere la piaga dell’evasione fiscale. Che si concentrano soprattutto sull’incentivo alla moneta elettronica per aumentare la tracciabilità dei pagamenti e sul “contrasto di interessi”, cioè i meccanismi che rendono meno conveniente l’evasione.

Sono le due principali linee di indirizzo che arrivano da Enrico Giovannini, presidente dell’Istituto di statistica, su incarico del ministro dell’Economia Tremonti. Un contributo importante perché il recupero dell’evasione dovrebbe essere una delle principali fonti di gettito per finanziare (cioè compensare) la riduzione del carico fiscale. Principio sacrosanto: pagare tutti per pagare meno. Funzionerà? Vediamo le proposte dell’Istat.

•  Riduzione dell’uso del contante. Dovrebbero essere previsti incentivi, cui potrebbero contribuire le banche, per l’uso della moneta elettronica (bancomat/Pos, carte di credito). Due i vantaggi principali: rendere più tracciabili i pagamenti (anche in vista del prossimo spesometro) e ridurre i costi per il sistema Italia prodotti dall’uso della carta-moneta che l’Abi stima in 10 miliardi di euro.

•  Lotta al nero tramite il “contrasto di interessi”. Si tratta in sostanza rendere conveniente per i contribuenti il rispetto delle regole fiscali. Il meccanismo tipico è rendere detraibili certi costi in modo, ad esempio, che chiedere la fattura sia nell’interesse del cliente (si pensi al bonus del 36% per le ristrutturazioni che hanno fatto emergere parecchio nero in edilizia). Un uso generalizzato del meccanismo però ha un costo troppo alto. Potrebbe essere applicato solo in aree a maggiore evasione e affiancato alla tracciabilità dei pagamenti.

•  Stop alle partite Iva. Sono troppe le partite Iva, soprattutto in agricoltura, che non corrispondono a un reale lavoro autonomo ma mascherano un rapporto para-subordinato, consentendo al datore di lavoro di sottrarsi agli obblighi contributivi.

•  Stop ai condoni. Il rapporto costi/benefici è negativo: il gettito che se ne ricava è insufficiente e invece il danno “educativo” sul contribuente è alto (un sostanziale incentivo all’evasione). (A.D.M.)

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