Renzi e le coperture: e se il piano B fosse la patrimoniale?

Si vocifera di simulazioni di tesoro, Istat e Bankitalia sui patrimoni finanziari

In attesa delle 80 euro nella busta paga di maggio per 10 milioni di lavoratori italiani, non accennano a placarsi le polemiche riguardo le coperture economiche con cui il governo Renzi potrà effettivamente rendere strutturale un bonus mensile che, al momento, è certo solo per quanto riguarda l’anno 2014. Molto dipenderà dagli effetti della spending review e dalla scommessa su un’economia in crescita, ma se non si dovessero realizzare tutte le condizioni ipotizzate dal duo Renzi-Padoan, il governo rischierebbe di dover ricorrere ad un piano B. Ed in questo senso, sebbene da parte dell’esecutivo non sia ancora mai stata avanzata nessuna ipotesi in merito, alcune carte tecniche e simulazioni fanno pensare che in caso di necessità non sarebbe escluso a priori il ricorso ad una tassa patrimoniale.
 
STUDI E SIMULAZIONI – Si sarebbero intensificati negli ultimissimi giorni gli scambi di dati e le interlocuzioni tra la Banca d’Italia, l’Istat e il ministero dell’Economia attorno alle ipotesi di interventi fiscali sulle attività finanziarie. Esistono carte tecniche e simulazioni sui 3.670 miliardi di euro che le famiglie italiane posseggono in attività finanziarie: una ricchezza suddivisa principalmente tra bot e btp, obbligazoni, quote di fondi comuni di investimento, azioni, polizze sulla vita e conti correnti. Un intervento una tantum pari all’1 per mille su questa montagna di soldi, per fare un esempio pratico, frutterebbe 3,67 miliardi. Sul tavolo del governo non ci sono decreti già scritti né bozze pronte per il consiglio dei ministri in questo senso, ma si tratta comunque di ipotesi "di scuola" da tener presenti in caso di necessità. Nel caso, a esempio, le coperture varate da palazzo Chigi per i primi interventi fiscali (il bonus 80 euro e il taglio Irap) si rivelassero inconsistenti, come hanno ipotizzato tecnici del Senato "strigliati" dallo stesso Renzi. se la crescita del pil, che l’esecutivo indica a più 0,8% nel 2014, dovesse rivelarsi più modesta i conti pubblici potrebbero subire un contraccolpo importante, portando a un rapporto tra lo stesso pil e il deficit più vicino, se non oltre, la soglia critica del 3%.
 
I TITOLI DI STATO – Nel periodo più difficile per la tenuta dei conti, col debito pubblico italiano sotto la pressione speculativa delle banche d’affari e lo spread che volava a 570 punti, i risparmiatori che hanno scommesso su bot e btp sonostati hannor ealizzato i migliori affari. Il Tesoro, cioè, ha venduto obbligazioni con interessi superiori al 6%, oltre il doppio rispetto ai valori di questi ultimi giorni, col differenziale di rendimento tra Italia e Germania sceso sotto quota 150 e i tassi sotto il 3 per cento. Una manovra sui titoli di Stato, secondo una delle ipotesi allo studio, sarebbe sufficiente a riequilibrare l’extra costo che viene pagato ai sottoscrittori. L’intervento più immadiato sarebbe il prelievo sulle rendite finanziarie, del resto già paventato (e subito rimesso nel cassetto) al momento dell’insediamento del nuovo governo da parte del sottosegretario Delrio: l’aliquota su bot e btp è rimasta al 12,5% sia quando il prelievo sulle altre forme di investimento è salito al 20% (nel 2012 con Mario Monti a palazzo Chgi) sia con l’ultimo inasprimento al 26% deciso dall’esecutivo Renzi. Ma come detto si tratta del piano B, giacchè Renzi è proprio il primo a voler evitare di esporsi ai possibili attacchi degli avversari politici proprio in tema fiscale.

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