Rendite finanziarie e Bot: in arrivo tassazione per 3 Mld

Il governo starebbe per aumentare dal 12,50% al 20% la tassazione sui titoli di stato

Dopo l’uscita intempestiva di Graziano Delrio ospite tv di Lucia Annunziata e la successiva ‘correzione’ di Palazzo Chigi, l’ipotesi di alzare la tassazione sui Bot e sulle rendite finanziarie in generale torna a prendere corpo. Quello che ha rappresentato il primo ‘incidente’ del governo Renzi allora non ancora insediato semrerebbe infatti il metodo individuato per raccogliere almeno 3 miliardi di euro da destinare a quell’attesissimo taglio del cuneo fiscale che, secondo i piani governativi, ne vale non meno di 10.
 
LE STIME DI PADOAN – Nell’ambito di un aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, in particolare sui titoli di stato, la macchina si sarebbe messa in moto a Via XX Settembre, dove il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan stima in 2,98 miliardi di euro il possibile gettito per lo stato, gettito che deriverebbe da un aumento dell’aliquota dall’attuale 12,50% al 20% sugli interessi di BoT e BTp.
 
TASSE SULLE RENDITE E TAGLIO DEL CUNEO – Il provvedimento era stato invocato dal responsabile economico del PD, Filippo Taddei, il quale sottolinea nuovamente che nella quasi totalità dei casi, chi risparmia lavora anche, potendo dunque beneficiare del taglio al cuneo fiscale previsto per 10 miliardi di euro. I 3 miliardi del maggiore gettito sulle rendite andrebbero infatti a finanziare il taglio delle imposte sul lavoro. I restanti 7 miliardi arriverebbero dalla “spending review” affidata già dal governo Letta a Carlo Cottarelli.
 
IL CONTRASTO FRA TASSAZIONE E INVESTIMENTI – Diverse le critiche piovute sull’ipotesi: e non tanto (o non solo) per l’idea di tassazione delle rendite in sè e per sè, ma anche per gli effetti che potrebbe avere sull’attitudine a quersto tipo di risparmio, con inevitabili conseguenze anche sul gettito. Maria Cannata, alto dirigente del Tesoro, la scorsa settimana ha avvertito sui rischi che un aumento della tassazione potrebbe avere sulla domanda di titoli di stato, nonché sul fatto che a pagare sarebbero i “nettisti”, ossia i piccoli risparmiatori, mentre i “lordisti”, ossia le banche e i fondi, sottopongono gli interessi maturati su BoT e BTp a diversa tassazione. E con rendimenti ai minimi da molti anni, il rischio per il piccolo risparmiatore è che la stangata annulli in molti casi quel guadagno risibile ormai ottenibile sui titoli a medio-lunga scadenza. Si pensi, ad esempio, che in questi giorni un BTp a 10 anni rende meno del 3,5%. Un fatto eccezionalmente positivo per le casse statali, ma che implica una limitazione notevole dell’attesa di guadagno da parte dei risparmiatori. Senza contare che occorre investire in titoli quanto meno biennali per ottenere un rendimento reale positivo, ossia al netto dell’inflazione.

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