Regime dei ‘minimi’, arriva la scure. Cosa cambia per le piccole partite Iva (e perché potrebbero aumentare i prezzi)

La manovra di luglio ha messo la data di scadenza sul "forfettone". Dal 1° gennaio mezzo milione di contribuenti minimi perde l'agevolazione. Ecco il nuovo regime

Poveri e con data di scadenza. E’ la triste sorte prevista dalla manovra di luglio (il primo dei due provvedimenti economici estivi dell’ex governo Berlusconi) per i contribuenti “minimi”, cioè quei lavoratori autonomi o imprese individuali che in virtù di un giro d’affari ridotto beneficiavano di una partita Iva agevolata. Un regime agevolato che doveva essere a tempo indeterminato e che invece dal 1° gennaio riceve una drastica sforbiciata. A essere tagliati fuori dal regime agevolato sarà oltre il 95% degli attuali beneficiari: si passerà da quasi mezzo milione di contribuenti a soli 21mila.

Finora

La legge finanziaria 2008 aveva introdotto il cosiddetto “forfettone“, un regime agevolato per i lavoratori autonomi a basso reddito che prevedeva un’aliquota Irpef secca del 20%, niente Iva e obblighi contabili ridotti al minimo. I requisiti richiesti erano: un reddito lordo non superiore a 30mila euro all’anno, spese complessive non superiori a 15mila euro all’anno e non avere dipendenti o collaboratori. A beneficiarne finora sono stati per lo più professionisti (oltre il 35%), commercianti (12,5%) e imprese delle costruzioni (11%).

Dal 2012

Nuovo regime. Dal prossimo il forfettone cede il passo a una nuova agevolazione fiscale con caratteristiche diverse e soprattutto con un limite temporale. In sintesi il nuovo regime si applica per un massimo di 5 anni (non più a tempo indeterminato). Il contribuente non deve aver esercitato nei 3 anni precedenti attività d’impresa, professionale o artistica e la nuova attività non deve essere una prosecuzione di un’attività uguale ma svolta sotto altra forma (ad esempio non ha diritto all’agevolazione chi prima faceva lo stesso lavoro come dipendente o Cococo).

Giovani. Il periodo di agevolazione è più lungo per gli under-30 e si estende fino al compimento dei 35 anni d’età.

Esclusi. Il termine è “retroattivo” e si applica anche agli attuali “minimi”: perderà subito l’agevolazione chi ha una partita Iva (ordinaria) da prima del 2008, e da quell’anno usufruisce del regine dei minimi. Chi l’ha aperta all’inizio del 2008 decadrà a fine 2012. A seguire tutti gli altri. In realtà la legge prevede una sorta di “atterraggio morbido” per fuoriusciti: godranno ancora per un anno delle semplificazioni (niente scritture contabili e annessi).

Irpef più bassa. In cambio di questo drastico colpo di accetta, per nuovi minimi l’agevolazione sarà più ghiotta: l’imposta forfettaria che sostituisce Irpef, Irap e addizionali passa dal 20 al 5%. Per cinque anni dunque – sempre se non si supera il tetto di fatturato di 30mila euro e gli altri requisiti, che rimangono invariati – si può beneficiare di una tassazione molto ridotta.

Altre agevolazioni. Restano invariate anche le altre regole: l’esenzione dall’Iva, che non deve essere inserita in fattura né versata al fisco e le varie semplificazioni burocratiche (esonero dall’obbligo delle scritture contabili  e degli elenchi clienti e fornitori, nonché della comunicazione annuale Iva).

Rischio ricaduta sui prezzi

Per la grande maggioranza del popolo delle partite Iva “povere” che sarà costretta ad abbandonare l’agevolazione, dunque, le scelte saranno solo due: continuare l’attività con la tassazione alle aliquote ordinarie oppure chiudere la baracca.

Una soluzione meno drastica e più verosimile per le imprese e i lavoratori autonomi che vendono i loro beni e servizi al pubblico è l’aumento di prezzi e tariffe. Si pensi ai commercianti al dettaglio o ai piccoli artigiani per i quali “il prezzo o il corrispettivo si intende comprensivo dell’imposta” e che prima si avvalevano del regime agevolato: ora “scaricheranno” sui clienti il maggior carico fiscale. (A.D.M.)

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