Regime dei minimi, una nuova partita Iva su tre con l’Irpef super-agevolata al 5%. Come funziona

Grande successo per i "minimi" nella nuova versione: 147mila partite Iva solo nel 2012 hanno scelto il regime fiscale in assoluto più vantaggioso per un'attività produttiva

Una partita Iva come salvagente per la crisi. Soprattutto se "minima". E’ un segno dei tempi: secondo il Dipartimento delle Finanze nel 2012 su tre partite Iva aperte una rientra nel cosiddetto regime dei contribuenti minimi che prevede una tassazione super-agevolata: aliquota Irpef secca al 5%, niente Iva, Irap e studi di settore se il fatturato non supera i 30mila euro all’anno. Eppure rispetto alla versione precedente, conosciuta come "forfettone", i criteri di accesso sono molto più stretti.

E’ probabilmente un effetto della crisi economica: il nuovo "regime fiscale di vantaggio" (la denominazione ufficiale) è stato introdotto, del resto, con lo scopo di sostenere chi perde il lavoro e vede nella partita Iva una chance per il suo futuro professionale. Sebbene, quindi, il nuovo regime non si applichi a chi è stato lavoratore autonomo nei 3 anni precedenti né a chi ha svolto un’attività analoga anche come dipendente, sta di fatto che più di 147mila contribuenti su 413mila nuove partite Iva hanno potuto scegliere questo regime.

I vantaggi

Con la manovra del luglio 2011 il regime di favore per le partite Iva "povere" è stato profondamente rivisto: è stata ristretta la platea degli aventi diritto ed è stato posto un termine massimo di 5 anni, ma chi vi rientra gode del regime fiscale in assoluto più vantaggioso per un’attività produttiva:

imposta forfettaria, che sostituisce Irpef e Irap, del 5% per i primi 5 anni di attività (prima era del 20% ma senza limiti temporali). Il limite temporale non vale per gli under-30;
niente Iva, né a debito né a credito (cioè scaricabile), e obblighi contabili ridotti al minimo, esenzione dagli studi di settore e dalle comunicazione per lo spesometro.

I requisiti

Le condizioni oggettive restano quelle già previste per il regime dei minimi:

non avere compensi annui superiori a 30.000 euro;
• non avere spese per beni strumentali (affitti, attrezzi da lavoro ecc.) superiori a 15.000 euro;
non avere dipendenti o collaboratori (a progetto o occasionali);
non vendere all’estero e non distribuire utili ai soci.

Ma la legge di riforma prevedeva altre due condizioni soggettive precise:

il soggetto non deve aver esercitato nei 3 anni precedenti attività d’impresa, professionale o artistica;
la nuova attività non deve essere una prosecuzione di un’attività uguale ma svolta sotto altra forma (ad esempio non ha diritto all’agevolazione chi prima faceva lo stesso lavoro come dipendente o Cocopro).

Proprio su quest’ultimo punto interviene una circolare delle Entrate precisando che il limite "non opera laddove il contribuente dia prova di aver perso il lavoro o di essere in mobilità per cause indipendenti dalla propria volontà". In sostanza se si viene licenziati non vale più il divieto di prosecuzione dell’attività lavorativa precedente. In questo caso – sottolinea l’Agenzia delle Entrate – non c’è chiaramente "finalità elusiva", cioè non si cambia pelle solo per pagare meno tasse.

Come ottenere l’agevolazione

I contribuenti che hanno i requisiti per il regime di vantaggio devono presentare la dichiarazione di inizio attività con il modello AA9, come le partite Iva, barrando nel Quadro B la casella "Regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità previsto dall’articolo 2, commi 1 e 2 del DL 6 luglio 2011, n. 98".

Il contribuente minimo deve comunque emettere fattura per le sue prestazioni ma senza aggiungere l’Iva e senza calcolare la ritenuta d’acconto. Sulla fattura vanno indicate entrambe le seguenti diciture:

"Operazione effettuata ai sensi dell’art. 27, commi 1 e 2, D.L. 6 luglio 2011 n. 98" e
"Prestazione non soggetta a ritenuta d’acconto ai sensi del comma 5.2 del Provvedimento Agenzia delle entrate del 22.12.2011 n. 185820".
(A.D.M.)

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