Redditometro, nessun controllo per gli scostamenti di 12mila euro: un ‘bonus’ di 1000 euro al mese

Il redditometro si 'addolcisce': una franchigia di mille euro al mese si aggiunge al margine di tolleranza del 20% tra redditi e spese. E la Corte dei Conti avverte: "No a un uso 'disinvolto' dei dati"

Una franchigia di 12mila euro l’anno tra spese e redditi, pari a un "bonus" di 1000 euro al mese, è il limite al di sotto del quale non scatterà l’indagine del Fisco. Il contestato redditometro dunque non darà il via agli accertamenti per quei contribuenti per cui effettuare un controllo sulle voci di spesa costerebbe di più di quanto sarebbe possibile recuperare. In altre parole, se gioco non vale la candela, il Fisco non si muove.

La notizia arriva dopo l’avvertimento della Corte dei Conti che ha messo in guardia la pubblica amministrazione da "un uso disinvolto di informazioni disallineate e non verificate" che questo nuovo strumento anti furbetti dovrebbe scovare nella lotta all’evasione fiscale.
In difesa del redditometro si è levato Marco di Capua, vicedirettore vicario dell’Agenzia delle Entrate, qualificandolo come "uno strumento per intercettare forme di evasione spudorata, per intercettare i finti poveri" e assicurando che "non c’è una criminalizzazione della ricchezza".

Un doppio salvagente
Allo scostamento dei 12mila euro va aggiunta la franchigia che garantisce un margine di tolleranza del 20% tra reddito dichiarato e spese accertate.
Ovvero, il controllo fiscale scatta solo se tra il reddito dichiarato e quello stimato in base agli indicatori di spesa risulta una differenza superiore al 20%, quota che, tradotta in moneta dovrà superare la cifra dei 12mila euro per dare il via all’azione fiscale.

Presunto innocente o presunto colpevole?

Una volta rilevata "l’inconguenza" il contribuente verrà invitato a giustificare lo scostamento. E’ la faccenda più delicata e controversa di tutto il meccanismo: l’obbligo di provare di non avere evaso spetta al contribuente, se non ci riesce peggio per lui. In sostanza, una presunzione di colpevolezza. In sede di contraddittorio, il contribuente dovrà dunque presentare tutti i giustificativi delle spese e spiegare – documenti alla mano – da dove arrivano i soldi che le hanno rese possibili.

A difesa del contribuente c’è però una sentenza recente della Corte di Cassazione – la n. 23554 del 2012 – secondo cui l’accertamento sintetico (nome tecnico del redditometro), costituisce una "presunzione semplice" del reddito complessivo del contribuente e l’onere di provare che ci sia stata una effettiva evasione spetta al Fisco.

Che cos’è e come funziona

Con le oltre 100 voci di spesa – di cui alcune nuove rispetto alle versioni precedenti, come quella per i generi alimentari e l’abbigliamento – punta a scovare l’evasione "della porta accanto", cioè non solo quella dei grandi numeri ma anche delle famiglie: si applicherà, infatti, a una platea di 40 milioni di contribuenti che, una volta "pizzicati", dovranno giustificare le loro spese e dimostrare che non sono frutto di evasione fiscale. Un "onere della prova" – per dirla col linguaggio dei tribunali – che anche la Cassazione ha ritenuto illegittimo.

La nascita era stata annunciata dal Redditest, il redditometro "fai da te", ovvero lo software di autodiagnosi con cui ogni contribuente può verificare da solo la congruità tra il suo reddito dichiarato e il suo tenore di vita.

A partire da marzo però entrerà in funzione direttamente Serpico, il mega-computer dell’Agenzia delle Entrate che comincerà a passare al setaccio e incrociare un’enorme quantità di dati presi dall’Anagrafe tributaria – dove confluiscono le nostre dichiarazioni – e da altre fonti (ad esempio per i consumi elettrici prenderà i dati dalle bollette). Si partirà dalle dichiarazioni del 2010 (redditi 2009).

Il nuovo redditometro però vuole anche prendere la mira bene ed evitare di sparare a raffica. Nel valutare le spese terrà conto delle diverse realtà territoriali e della composizione del nucleo familiare. Ad esempio, l’acquisto di un minivan può essere una spesa "di lusso" per un single ma non per una famiglia numerosa. Si introduce così una sorta di "coefficiente familiare", già presente in altri paesi.

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