Redditometro 2013, è polemica su chi deve dimostrare l’evasione. Ecco perché

Lo strumento di accertamento fiscale è definitivo: 100 voci di spesa per "supporre" l'evasione. Starà poi al contribuente dimostrare il contrario. Ma la Cassazione dice no

Una gestazione durata più di un anno – se ne parla dalla fine del 2011 – ma ora la "creatura" è nata e tra un paio di mesi muoverà i primi passi. Il nuovo redditometro è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, pronto a essere operativo da marzo. Con le oltre 100 voci di spesa – di cui alcune nuove rispetto alle versioni precedenti, come quella per i generi alimentari e l’abbigliamento – punta a scovare l’evasione "della porta accanto", cioè non solo quella dei grandi numeri ma anche delle famiglie: si applicherà, infatti, a una platea di 40 milioni di contribuenti che, una volta "pizzicati", dovranno giustificare le loro spese e dimostrare che non sono frutto di evasione fiscale. Un "onere della prova" – per dirla col linguaggio dei tribunali – che anche la Cassazione ha ritenuto illegittimo.

Il meccanismo di indagine

La nascita era stata annunciata dal Redditest, il redditometro "fai da te", ovvero lo software di autodiagnosi con cui ogni contribuente può verificare da solo la congruità tra il suo reddito dichiarato e il suo tenore di vita.

A partire da marzo però entrerà in funzione direttamente Serpico, il mega-computer dell’Agenzia delle Entrate che comincerà a passare al setaccio e incrociare un’enorme quantità di dati presi dall’Anagrafe tributaria – dove confluiscono le nostre dichiarazioni – e da altre fonti (ad esempio per i consumi elettrici prenderà i dati dalle bollette). Si partirà dalle dichiarazioni del 2010 (redditi 2009).

Se tra il reddito dichiarato e quello stimato in base agli indicatori di spesa risulta una differenza superiore al 20% scatta il controllo fiscale.

Il nuovo redditometro però vuole anche prendere la mira bene ed evitare di sparare a raffica. Nel valutare le spese terrà conto delle diverse realtà territoriali e della composizione del nucleo familiare. Ad esempio, l’acquisto di un minivan può essere una spesa "di lusso" per un single ma non per una famiglia numerosa. Si introduce così una sorta di "coefficiente familiare", già presente in altri paesi.

Presunto innocente o presunto colpevole?

Una volta rilevata "l’inconguenza" il contribuente verrà invitato a giustificare lo scostamento. E’ la faccenda più delicata e controversa di tutto il meccanismo: l’obbligo di provare di non avere evaso spetta al contribuente, se non ci riesce peggio per lui. In sostanza, una presunzione di colpevolezza. In sede di contraddittorio, il contribuente dovrà dunque presentare tutti i giustificativi delle spese e spiegare – documenti alla mano – da dove arrivano i soldi che le hanno rese possibili.

A difesa del contribuente c’è però una sentenza recente della Corte di Cassazione – la n. 23554 del 2012 – secondo cui l’accertamento sintetico (nome tecnico del redditometro), costituisce una "presunzione semplice" del reddito complessivo del contribuente e l’onere di provare che ci sia stata una effettiva evasione spetta al Fisco. (A.D.M.)

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