Rc auto più pesante, le province possono aumentare le tasse. E alcune lo fanno già

Le province di Bologna e Benevento hanno deliberato l'aumento dell'addizionale del 3,5% sulla polizza auto. Le prime di una lunga lista?

Come primi effetti del federalismo non sono proprio incoraggianti. Il decreto attuativo sul fisco regionale e provinciale, approvato a fine marzo, ha dato alle province la possibilità di aumentare del 3,5% la tassazione sulla polizza Rc auto (che oggi è del 12,5%). In realtà la legge lascia la facoltà di aumentare o diminuire l’addizionale di loro competenza in questa percentuale in base alle esigenze di bilancio. Ma i bilanci delle province, manco a dirlo, non godono di ottima salute (ecco alcune cifre di fonte Sole 24 Ore).

Come prevedibile, gli effetti di questo provvedimento non hanno tardato a farsi sentire e gli enti locali hanno cominciato a sfruttare questa nuova fonte di gettito: le province di Bologna e Benevento hanno appena deliberato l’aumento del 3,5%. Ma c’è da giurare che saranno solo le prime di una lunga lista. Le misure sono state giustificate con la necessità di sopperire ai tagli dei trasferimenti da Roma (nel comune campano quasi 5 milioni di euro necessari per la messa a norma e in sicurezza degli edifici scolastici).

Province, una fine annunciata e rimandata

A questo punto verrebbero un paio di domande terra terra. La prima: ma il federalismo fiscale non doveva portare una maggiore efficienza fiscale e quindi meno tasse per tutti? L’idea sarebbe , in soldoni, quella di dare agli enti locali una sempre maggiore autonomia nelle entrate e nelle spese. Ma la percezione diffusa, per ora, è che il federalismo “moltiplicando” gli enti esattori (regioni, province e comuni) moltiplichi anche il prelievo fiscale anziché semplificarlo e ridurlo.

E qui si pone una seconda domanda: ma le province non dovevano sparire e le loro competenza essere trasferite? L’abolizione delle province era stata sbandierata dal governo come una tappa importante della riorganizzazione della macchina amministrativa e della riduzione dei costi dello Stato. Ma col tempo lo slancio riformatore si è ridotto: le province da abolire non sono più tutte ma solo quelle con meno di 220mila abitanti, non appartenenti a regioni a statuto speciale e non confinanti con Stati esteri: in tutto 10 su 110. Che al momento sono ancora lì. (A.D.M.)

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