Ici, un taglio impossibile – E’ diventata la tassa più odiata dagli italiani. Ma tagliarla significa la bancarotta per i comuni. Eppure se ne parla sempre di più

E' diventata la tassa più odiata dagli italiani. Ma tagliarla significa la bancarotta per i comuni. Eppure se ne parla sempre di più


Chiusura degli asili nido e delle scuole materne, eliminazione dei servizi di assistenza agli anziani, ai disabili, ai più poveri. Uno tsunami nei servizi comunali, insomma. E’ il grido di allarme che viene dalle amministrazioni comunali in quella che ormai è diventata la guerra dell’Ici. Una guerra tra Stato e comuni fatta per ora di proclami, ma che potrebbe fare le sue vittime. E passi se a cadere è la testa di qualche politico, cosa di cui molti potrebbero essere lieti in questi tempi di insofferenza diffusa verso “la Casta“. Peggio sarebbe se le vittime fossero davvero i cittadini, spesso delle fasce più deboli, che utilizzano i servizi pubblici.

Di che cosa stiamo parlando? Dell’ipotesi di abolizione dell’Ici, che da un po’ di tempo a questa parte sembra essere diventato il cavallo di battaglia dei governi in crisi di consenso. Nella campagna elettorale del 2006 fu il coupe de theatre di Berlusconi nel secondo faccia a faccia televisivo, ma non gli valse la rielezione. Ora che il suo successore Prodi registra settimana dopo settimana il calo degli indici di gradimento dell’esecutivo, la questione sta vivendo un’altra stagione di splendore.

E’ davvero la tassa peggiore? Ed è giusto abolirla? Di’ la tua

La più odiata dagli italiani

Nella graduatoria delle tasse più odiate pare infatti che l’Ici sia al primo posto (eppure quanto a odiosità i concorrenti non mancano: si pensi all’Irap, la tassa che le aziende pagano anche sul costo del personale dipendente). Sarà che la casa è la casa, per molti l’ambizione di una vita per la quale si è disposti a indebitarsi per una vita. Sta di fatto che gli inviti a ridurre l’imposta sulla prima casa si sprecano. Non è ancora chiaro in che modo: forse con un aumento della detrazione dagli attuali 103,20 euro (le ex 200.000 lire) a 290 euro, che equivale a escludere dal tributo quasi tutti gli immobili nei comuni sotto i 5.000 abitanti (oltre un terzo dei quali già esenti) e raddoppiare quelli delle grandi città (dall’8 al 16%).

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