Quale spending review? Spesa aumentata di 25 Mld, manovra in arrivo

I tagli di Monti, Letta e Renzi sono risultati un bluff. Nessuna riduzione tangibile al bilancio

Non è un mistero che la spending review affidata dal governo Letta al commissario straordinario Carlo Cottarelli – incarico confermato dal governo Renzi – rappresenti per l’attuale premier un capitolo importante, per non dire fondamentale, nella ricerca delle necessarie coperture per i progetti in cantiere da parte dell’esecutivo. Eppure la realtà sembra scoprirsi amara: pochi tagli alla spesa pubblica, al contrario la spesa dello Stato è aumentata di 25 miliardi nei primi 5 mesi del 2014. Lo sostiene Unimpresa, che ha reso noti i principali risultati di un’analisi condotta dal proprio centro studi. Secondo Unimpresa le uscite dello Stato sono in costante aumento: tra il 2012 e il 2013 sono cresciute di 38 miliardi.

I NUMERI – Secondo l’associazione, che definisce "un bluff" la spending review del governo, "non c’è stato alcun taglio tangibile al bilancio statale. Anzi, la macchina pubblica costa sempre di più. La spesa dello Stato nei primi 5 mesi del 2014, è aumentata di quasi 25 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con una crescita in termini percentuali pari al 13,63%. Nello stesso arco temporale, le entrate dello Stato sono cresciute di 248 milioni, in salita dello 0,16%. Un trend in atto da tempo: tra il 2012 e il 2013 le uscite dello Stato sono aumentate di 38,5 miliardi (+7,56%) nonostante le entrate siano salite di 11,8 miliardi (+2,61%)".

Secondo l’ufficio studi di Unimpresa, tra gennaio e maggio di quest’anno, i pagamenti dello Stato – vale a dire spese correnti e spese in conto capitale, voci in cui non sono ricomprese le uscite degli enti territoriali (comuni, province, regioni) nè quelle per interessi sul servizio del debito – "hanno toccato quota 206,7 miliardi di euro; nei primi 5 mesi del 2013 l’asticella si era fermata a 181,9 miliardi. Di qui l’aumento di 24,7 miliardi di euro (+13,63%).

Quanto al gettito, il bilancio statale ha registrato, nel 2014 (gennaio-maggio), entrate complessive per 157,8 miliardi; tra gennaio e maggio del 2013 gli incassi di bilancio erano stati pari a 157,6 miliardi: l’incremento è dunque di 248 milioni (+0,16%).

"Tra il 2012 e il 2013 era stata già registrata una analoga situazione – sottolinea ancora Unimpresa – l’anno scorso le uscite complessive dalle casse dello Stato sono state pari a 548,6 miliardi di euro, ben 38,5 miliardi in più (+7,56%) rispetto ai 510,09 miliardi totali del 2012. Nel 2013 le entrate tributarie sono state pari a 464,8 miliardi, in salita di 11,8 miliardi (+2,64%) rispetto ai 452,9 miliardi dell’anno precedente". L’aumento delle uscite – continua lo studio dell’associazione – "ha inevitabilmente allargato il buco nei conti passato dai 1.944,2 miliardi di gennaio 2012 ai 2.166,3 miliardi di maggio scorso.

Nei primi cinque mesi dello scorso anno la variazione registrata è stata di 53 miliardi, pari a oltre 10 miliardi al mese; tendenza salita a quasi 15 miliardi al mese nel 2014: nei primi dieci mesi di quest’anno la variazione è stata di 74,4 miliardi. Secondo il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi i "Dati confermano il fallimento della politica del rigore: per salvare le micro, piccole e medie imprese deve essere abbattuta la pressione fiscale con interventi seri e rigorosi".

MANOVRA D’AUTUNNO PIU’ VICINA – Numeri che, associati alle dichiarazioni di inizio settimana del ministro dell’Economia Padoan, fanno pensare sempre più alla possibilità di una manovra correttiva da almeno 15 miliardi il prossimo autunno. In un’informativa alla Camera dei Deputati, il ministro dell’Economia ha infatti sostanzialmente ammesso la necessità per il governo di mettere mano a una manovra correttiva dei conti pubblici per l’anno in corso, pur senza nominarla. Il ministro ha parlato del bisogno di ‘rafforzare le misure di bilancio’, ammettendo che i dati indicano un ritardo nella crescita, anche se ha dichiarato che i dettagli sul miglioramento dei conti pubblici italiani saranno resi noti a settembre con il Def. Al contempo, ha precisato che l’Europa non terrebbe conto di alcune misure di risparmio della spesa pubblica, che non hanno trovato ancora attuazione, così come dei maggiori introiti dovuti alle privatizzazioni. E proprio su flessibilità europea e rischio manovra correttiva (che il premier vorrebbe evitare ad ogni costo) i rapporti fra Renzi e Padoan stanno diventando sempre più tesi.

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