Professionisti, per gli studi di settore sono i più ricchi

In cima alla classifica notai, farmacie e studi medici

Vincono i professionisti. Nel 2008 i redditi medi più elevati tra gli autonomi a cui si applicano gli studi di settore spettano a loro.
Dai dati diffusi dal dipartimento delle Finanze sulle dichiarazioni 2009 relativi alle categorie sottoposte agli studi di settore confermano che i più ricchi esercitano professioni intellettuali.
In cima alla classifica si piazzano gli studi notarili con una media di 327mila euro. Dietro ci sono le farmacie che superano i 126mila euro. Al terzo posto gli studi medici: 57.300 euro.
Seguono le professioni giuridiche: consulenti del lavoro (50.800 euro) e studi legali (46.700 euro).
In fondo, tra i più “poveri” ci sono i pescatori che registrano 2.100 euro, meno di 200 euro la mese.
C’è poi una categoria che, in rapporto all’attività svolta, fa sorgere qualche malumore e dubbio. E’ il caso dei redditi dichiarati dai parrucchieri (11.400 euro l’anno), macellai (16.000), orefici (14.300), antiquari (10.100), tassisti (14.500). Va detto però che sono medie e tali dati racchiudono situazioni di reddito molto differenti e a volte opposte. Analizzando i redditi complessivi in base alla distinzione tra congrui (ovvero il linea con le aspettative del Fisco) e non congrui (che si discostano ai calcoli degli studi) emergono importanti risultati. Nel 2008 il reddito medio per i congrui è stato di 40.400 euro per le persone fisiche, di 49.700 per le società di persone e di 60.000 per le società di capitali ed enti. Il tracollo c’è stato per i non congrui, le persone fisiche dichiarano un reddito medio di 16.000 euro, le società di persone ne dichiarano 10.700, mentre enti e società di capitali dichiarano una perdita di 4.600 euro.

Cosa sono gli studi di settore?

Speciali metodologie utilizzate per valutare la capacità di produrre ricavi o conseguire compensi delle singole attività economiche. Gli studi sono realizzati attraverso una raccolta sistematica di dati, non solo di carattere fiscale ma anche strutturali e di tipo obiettivo che caratterizzano l’attività del contribuente e il contesto economico in cui questa si svolge.
Gli studi determinano l’entità dei ricavi o compensi che con maggiore probabilità può essere attribuita al contribuente individuando non solo la capacità potenziale di produrre ricavi o compensi, ma anche i fattori interni o esterni all’azienda che possono determinare una limitazione della capacità stessa (orari, situazioni di mercato, ecc.).
Il contribuente attraverso gli studi è in grado di conoscere i criteri ai quali si attiene l’Amministrazione nell’effettuare gli accertamenti. Conoscendo preventivamente cosa il fisco si aspetta da lui, il contribuente può regolare i propri comportamenti:
– adeguando le proprie dichiarazioni ai risultati degli studi di settore;
– non adeguandole in presenza di validi motivi che ne giustificano lo scostamento.
L’applicazione degli S. avviene attraverso un apposito software denominato Gerico.
Fonte: Agenzia delle entrate

Professionisti, per gli studi di settore sono i più ricchi