Prestiti, guida all’uso consapevole

Comprare a rate: si può ma con cautela. E tenendo d'occhio il finanziatore, l'importo e soprattutto il Taeg, il vero indicatore del costo del finanziamento


Mobili, auto, elettrodomestici
. Le famiglie italiane continuano a indebitarsi anche se meno di qualche anno fa. Nel 2007 i finanziamenti bancari alle famiglie hanno superato i 367 miliardi di euro per un aumento dell’8,7% rispetto all’anno precedente. Continua il trend in diminuzione: nel 2006 l’indebitamento cresceva del 10,4%, nel 2005 del 13,8% e nel 2004 del 15,4%. Una calo dovuto in gran parte alla contrazione del mercato immobiliare perché il mutuo per la casa fa decisamente la parte del leone nel paniere dei debiti delle famiglie italiane.

Resta però una tendenza diffusa al credito al consumo e i frequenti inviti ad aumentare gli acquisti per sostenere l’economia rischiano di accentuare il ricorso alle rate anche per chi non è in grado di sostenerle. Sebbene non siamo ai livelli critici di altri paesi, infatti, anche da noi non mancano i debitori che fanno fatica a rispettare le scadenze.

Sogni e realtà dei consumi

Se è vero che il ricorso al credito al consumo è un segnale dell’attuale crisi economica, non ci si può nascondere che spesso il ricorso alle rate è dettato da un consumo compulsivo alimentato dalla pubblicità che promette di trasformare i sogni in realtà. Ma gli effetti possono essere disastrosi. Perché pagare dopo non significa non pagare. Anzi.

Consigli per gli acquisti

Il ricorso a un finanziamento deve essere valutato con estrema attenzione perché il pagamento può avere costi molto alti (e a volte occulti) e impegnare il nucleo familiare anche per periodi lunghi.

Regola 1: l’acquisto è necessario?

La prima cosa da fare prima di ricorrere alle rate è porsi la più ovvia delle domande: questo acquisto è davvero necessario? La necessità va valutata in relazione all’impatto che l’indebitamento avrà sul bilancio familiare e alla sua sostenibilità nel tempo. Fate una valutazione delle vostre attuali uscite e stabilite se è possibile aggiungerne un’altra fissa. Soprattutto va tenuto presente che il ritardo nei pagamenti può avere pensanti conseguenze economiche.

Regola 2: leggere il contratto

Seconda regola, leggere bene il contratto di finanziamento (che deve essere sempre redatto in forma scritta, altrimenti non è valido). Tra le diverse clausole si deve prestare attenzione soprattutto:

  • al soggetto che eroga il prestito: può essere sia una banca sia una società finanziaria. In ogni caso deve essere un intermediario autorizzato dalla Banca d’Italia. Sul sito di Bankitalia è possibile consultare l’elenco degli intermediari;

  • all’importo da pagare e all’acconto già versato;

  • al numero delle rate da pagare, all’importo di ciascuna rata e alla scadenza;

  • alla finalità per cui è concesso il finanziamento. Questo è un punto importante perché pochi sanno che non esiste un legame tra acquisto e prestito. La cosa può avere una spiacevole conseguenza: se il finanziamento è stato ottenuto per acquistare un televisore e questo successivamente si guasta, non è possibile sospendere i pagamenti. Il debito va comunque estinto (chiaramente è possibile chiedere al venditore la riparazione o la sostituzione del prodotto difettoso);

  • alle condizioni aggiuntive: penali per il ritardo o il recesso, coperture assicurative;

  • agli eventuali oneri aggiuntivi, come i costi di istruzione della pratica.

Regola 3: capire il vero tasso d’interesse

L’ultimo punto dell’elenco precedente pone un’altra questione, forse la più importante: qual è il vero tasso d’interesse applicato. Essendo l’elemento attorno al quale ruota il profitto per il finanziatore e l’onere per l’acquirente, merita un particolare approfondimento.

Nei prestiti, i tassi d’interesse indicati sono due:

  • il Tan (Tasso annuo nominale) e

  • il Taeg (Tasso annuo effettivo globale).

Il reale costo del finanziamento – e quindi il parametro da prendere in considerazione – è il Taeg. Mentre il Tan indica solo il tasso d’interesse nominale applicato al prestito, nel calcolo del Taeg sono considerati anche i costi ulteriori come le spese di istruzione della pratica, le commissioni d’incasso ecc. Tutti questi costi andranno ad aumentare il costo effettivo dell’indebitamento. Il Taeg deve essere indicato per legge. Quindi, quando viene pubblicizzato un finanziamento a “interesse zero“, bisogna sempre verificare se ci si riferisce al Taeg o al Tan. Solo nel primo caso l’interesse sarà davvero “zero”.

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