Polizze anticalamità, l’anomalia italiana

Pensa a tutto lo Stato. Altrove invece vige il sistema misto pubblico-privato


In Italia, oltre il 45% dei Comuni sta in zone pericolose dal punto di vista dei disastri naturali, tant’è che tra il 1997 e il 2003 i danni provocati da calamità (alluvioni, smottamenti, siccità, valanghe e terremoti) sono ammontati a 32 miliardi di euro.

Tuttavia, contrariamente al resto d’Europa, in Italia paga lo Stato, non le assicurazioni private. E’ un’anomalia che denuncia l’Ania (l’associazione delle imprese assicurative), che sottolinea come altrove il sistema sia invece misto, tra pubblico e privato.

Nel resto d’Europa, l’assicurazione contro le calamità è obbligatoria o semi-obbligatoria mentre lo Stato interviene solo nel caso di eventi catastrofici di dimensioni davvero eccezionali.

In Italia tutto passa attraverso un procedimento burocratico che inizia con la dichiarazione governativa di emergenza e finisce con la distribuzione delle risorse finanziarie, attraverso le istituzioni regionali e comunali, a coloro che ne hanno fatto richiesta.
Il processo è però spesso lento e inefficiente.

L’Ocse stima che lo Stato italiano ha pagato 35 miliardi di euro negli ultimi 10 anni per danni. I dati forniti dal Dipartimento della Protezione Civile indicano che dal 1997 al 2003 i danni materiali provocati in Italia da calamità naturali sono ammontati a circa 32 miliardi di euro. Il 1997 è stato l’anno con i danni più ingenti, con oltre 11 miliardi, a causa del sisma che colpì Marche e Umbria.

In Francia privati e imprese devono stipulare con le assicurazioni private una polizza antincendio sugli immobili, che contiene una clausola contro le calamità naturali. Lo Stato, per garantire la copertura, interviene con la Caisse Centrale de Reinsurance, che riassicura le compagnie private.

Anche in Spagna l’assicurazione è obbligatoria, ma il rischio straordinario è tutelato dal Consorcio de Compensacion de Seguros, un ente statale che opera in base a criteri privatistici, con entrate costituite dai premi riscossi.

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Polizze anticalamità, l’anomalia italiana