Piano casa, meno libertà dopo il sisma – Trema anche il piano del governo. Slitta l’approvazione per rendere più rigide le norme antisismiche. E spuntano incentivi per i consolidamenti

Trema anche il piano del governo. Slitta l'approvazione per rendere più rigide le norme antisismiche. E spuntano incentivi per i consolidamenti


Alla legislazione “di pancia”, alle instant law nate sull’emotività del momento siamo abituati da tempo. Ma in questo caso ben venga – si fa per dire – l’emergenza se serve a correggere gli errori di una legge che sta per nascere e a prevenire danni futuri. L’emergenza naturalmente è il devastante terremoto in Abruzzo. La legge, invece, è il famoso piano casa che dovrebbe lasciare agli italiani le mani piuttosto libere nella ristrutturazione e nell’ampliamento delle proprie abitazioni. Una legge che molti attendono e molti altri temono.

Non è ancora troppo tardi

L’emergenza in atto ha imposto una “pausa di riflessione” nella corsa all’approvazione del provvedimento. Il governo annuncia l’inserimento di norme antisimiche più rigorose e pare anche degli incentivi per consolidare gli edifici in zone a rischio sismico.

Si tratta del secondo stop che il provvedimento riceve, dopo quello delle regioni che si sono opposte all’introduzione delle nuove regole con un decreto d’urgenza chiedendo invece un piano condiviso. Il dietrofront del governo riguarda soprattutto le norme del piano casa che prevedevano dei semplici controlli a campione successivi ai lavori di ristrutturazione invece che una precisa autorizzazione antisismica preventiva sulla base del progetto. Una deregulation del genere in questi giorni appare in tutta la sua pericolosità.

Tiranti e solette per consolidare la casa

Gli incentivi per la messa in sicurezza degli stabili più a rischio potrebbero risultare efficaci soprattutto per gli interventi più “soft”. Per rendere più sicuro un vecchio edificio non è necessario ricostruirlo. In molti casi bastano interventi che non superano i 20-30 mila euro.

“Per prevenire i danni e consolidare la struttura – spiega Paolo Rocchi, docente di Consolidamento degli edifici storici, intervistato dal Sole 24 Ore – si può ricorrere alla tecnica dell”incatenamento‘ o ‘tirantatura’. Si tratta di far correre pochi tiranti d’acciaio tra i muri contrapposti del fabbricato, annegandoli nel solaio esistente. Si fa tutto dall’interno, senza bisogno di ponteggi per i piani più alti”. Il costo è di 10-15 mila euro per un edificio di tre piani. Un analogo effetto “legante” per la struttura si ottiene inserendo una soletta di cemento armato sotto i solai.

Per i vecchi muri “a sacco” (con le superfici esterne in mattoni e un riempimento di materiali di scarto), che in caso di sisma spanciano e si sbriciolano, c’è la possibilità dell’intonaco armato, una gabbia di acciaio con cui racchiudere la parete. Costo: 250-500 euro a metro quadro. Alcune di queste tecniche (ad esempio l’incatenamento) sono piuttosto antiche. Ma in Italia le riscopriamo sempre troppo tardi (A.D.M.)

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Piano casa, meno libertà dopo il sisma – Trema anche il piano d...