Petrolio in discesa, il rebus del Dragone – La Cina ha sorretto la metà della domanda globale. E se non si rifornisse agli stessi ritmi?

La Cina ha sorretto la metà della domanda globale. E se non si rifornisse agli stessi ritmi?

Nelle ultime settimane il prezzo del barile ha interrotto la folle corsa, che lo aveva fatto schizzare a valori vertiginosi. Ci sono strani segnali che stanno calamitando l’attenzione degli opinion makers. In tempi di speculazione petrolifera la notizia delle controversie in Nigeria e l’accumulo delle scorte negli Usa (217 milioni di barili) avrebbe determinato pesanti turbolenze nel mercato del brent. Gli analisti sono orientati a credere che la Cina rappresenti la chiave di volta per calmierare eventuali sbalzi relativamente al costo dell’oro nero.

L’impatto in questo caso potrebbe essere drastico. La preoccupazione è ora che il colosso cinese possa  aver accumulato riserve consistenti per poi interrompere  l’approvvigionamento dopo i Giochi Olimpici. La teoria comincia a farsi strada, alla luce della riduzione brusca del prezzo del petrolio, 20 per cento in meno rispetto ai massimi storici assoluti. La Repubblica popolare cinese da sola ha coperto la meta della domanda registratasi nel 2007. Secondo le stime della banca d’investimento China International Capital Corporation, l’import cinese si è impennato di 29 volte, nell’imminenza dello svolgimento delle Olimpiadi. Se si concludesse la corsa al greggio dello Stato più popoloso del mondo, a catena si scatenerebbero effetti su scala mondiale, con l’inizio di uno spettacolare contro-choc sull’energia e le materie prime in generale.

Sul piano dell’offerta, si continua a pensare all’area nord del Circolo Artico come cotenitore di 1.670 mila miliardi di piedi cubici di gas naturale. Le disparità nel consumo tra i cittadini che vivono nei paesi più poveri e quelli ad alto reddito è enorme. L’Eni calcola in 4,9 barili di petrolio e 454 metri cubi il fabbisogno mondiale annuo. In media, ogni americano e canadese consuma più del doppio del petrolio di un cittadino del’Eurozone, vale a dire 12 volte il consumo di un cinese e più di 37 volte quello di un nigeriano. Dati che si commentano da soli. 

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