Una nuova manovra contro la crisi: patrimoniale e abolizione della pensione di anzianità

Un nuovo intervento sul sistema previdenziale e su quello fiscale sembra sempre più probabile

Il tempo sta per scadere, i mercati soffiano sullo spread dei titoli di Stato che stanno raggiungendo tassi d’interesse insostenibili nel lungo periodo. Scontato – al di là delle possibili novità in arrivo dalla politica – il varo di una nuova manovra che riformi in maniera strutturale l’andamento della spesa pubblica. Obiettivo che sembra possibile attraverso la graduale abolizione delle pensioni d’anzianità e l’introduzione di un’imposta patrimoniale.

Per le pensioni si lavora all’estinzione dell’anzianità con l’obiettivo di portarla gradualmente a 65 anni più 35 anni di contributi, ovvero una “quota 100” nel 2015, con l’aggiunta del calcolo contributivo pro-rata per tutti.

Il sistema di calcolo retributivo si applica ai lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. L’assegno mensile è rapportato alla media delle retribuzioni (redditi per i lavoratori autonomi) degli ultimi anni lavorativi. Sensibilmente meno vantaggioso il metodo di calcolo contributivo. Esso si applica ai lavoratori privi di anzianità contributiva al 1° gennaio 1996. Con questo sistema, l’assegno è calcolato sulla base dei contributi versati durante l’attività lavorativa.

Sulla patrimoniale la base di partenza sembra essere la proposta di Confindustria: imposta permanente con aliquota dell’1,5 per mille sopra un milione di euro. Operazione che dovrebbe assicurare alle casse dello Stato circa sei miliardi di euro.

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