Otto per mille uguale zero. Niente soldi per le attività sociali coi fondi 2012. Ecco perché

Erano 182 i milioni destinati allo Stato dall'8 per mille 2012. Ma sono stati tutti assorbiti dalle emergenze. A monte, un meccanismo di ripartizione che privilegia la Chiesa

Gli scopi sociali e umanitari dello Stato possono attendere: i fondi dell’8 per mille destinati dai contribuenti nel 2012 sono già stati tutti spesi. Lo annuncia un comunicato della Presidenza del Consiglio dei ministri del 26 gennaio senza mezzi termini: non ci sarà nessun decreto di ripartizione della quota dell’Irpef a diretta gestione statale "per mancanza di disponibilità finanziaria". Dunque "nessuno dei progetti presentati con scadenza 15 marzo 2012 è stato ammesso a contributo". In pratica il fondo è stato azzerato prima ancora della ripartizione.

L’8 per mille – com’è noto – è una quota della dichiarazione dei redditi delle persone fisiche che i contribuenti possono destinare a un certo numero di confessioni religiose – tra cui la Chiesa cattolica – o allo Stato per "scopi di interesse sociale o di carattere umanitario". La somma "regalata" allo Stato con le dichiarazioni dell’anno scorso era di circa 182 milioni di euro (181.781.492 per l’esattezza). Un tesoretto a cui, in tempi di ristrettezze di bilancio, hanno attinto in molti. Infatti – annuncia Palazzo Chigi – ha subito "numerose decurtazioni" che "ne hanno azzerato la disponibilità".

Fondi assorbiti dalla lotta agli incendi e dalle calamità naturali

La maggior parte è stata destinata alla "costante emergenza" italiana della Protezione civile. Più di 121 milioni in tutto: 64 milioni per il funzionamento della flotta aerea antincendio e 57 milioni per alimentare direttamente il Fondo di protezione civile.

La copertura delle manovre finanziarie dell’ultimo anno ha assorbito un’altra fetta di oltre 24 milioni di euro. A bruciare l’ultima parte sono arrivate la neve e le alluvioni: 4 milioni sono andati per i danni delle nevicate del febbraio 2012 e i restanti 32,7 milioni sono stati stanziati dall’ultima legge di stabilità agli "eccezionali eventi alluvionali, atmosferici e alle precipitazioni nevose verificatesi nell’ultimo triennio".

Con la ripartizione "maggioritaria" la Chiesa fa la parte del leone

La quota dell’8 per mille devoluta allo Stato subisce, a monte, l’effetto del meccanismo di ripartizione che, da quando è stato introdotto nel 1984, ha suscitato molte polemiche. Il punto controverso è questo: la quota dei contribuenti che non hanno firmato, e che quindi risulta non attribuita, viene suddivisa tra gli organismi destinatari secondo la proporzione delle scelte espresse. In altre parole il contribuente, con la sua firma, non sceglie solo a chi destinare l’8 per mille delle sue imposte, ma vota – spesso senza saperlo – per la ripartizione della stessa quota dell’Irpef di tutti i cittadini.

Il meccanismo avvantaggia quindi chi ha avuto la maggiore quota di preferenze, cioè la Chiesa cattolica, che riceve la maggioranza delle preferenze dei 40% dei contribuenti che esprime una scelta. Di conseguenza la Chiesa cattolica, indicata da circa il 35% dei contribuenti totali, riceve più dell’80% dell’intera cifra, il cui valore annuo è stimabile intorno 1 miliardo di euro. (A.D.M.)

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