Frena il nucleare italiano – Slitta di sei mesi l’individuazione dei siti. E sono in arrivo nuovi oneri economici per operatori elettrici

Slitta di sei mesi l'individuazione dei siti. E sono in arrivo nuovi oneri economici per operatori elettrici

 

Non è una rinuncia, ma i nuovi criteri fissati per l’installazione delle nuove centrali rendono molto più tortuoso il ritorno dell’atomo made in Italy.

Il primo intoppo è arrivato dallo slittamento all’autunno, in precedenza fissato al 30 giugno, per l’individuazione dei siti dove costruire le nuove centrali.
Poi sono stati messi in campo nuovi, onerosi, adempimenti burocratici. Salta, infatti, l’autorizzazione unica e ritornano i vincoli della Via (Valutazione di impatto ambientale) e Vas (Valutazione ambientale strategica).

Per gli operatori che intendono cimentarsi nella sfida nucleare i costi sono destinati a lievitare. È saltato il progetto di costituire consorzi partecipati, seppure in minoranza, dalla Cassa depositi e prestiti. E chi intende procedere alla pianificazione economica delle centrali atomiche dovrà accantonare il denaro necessario per lo smaltimento delle scorie. Saranno poi i medesimi operatori che avranno il compito di riconoscere una serie di compensazioni economiche sia alle popolazioni, anche con bollette scontate, sia alle amministrazioni locali. I livelli di sicurezza da garantire dovranno essere “elevati” e non più come previsto originariamente, “adeguati”, da pubblicizzare finanziando campagne informative.
I nuovi oneri sono stati tracciati da maggioranza e opposizione nella commissione Industria del Senato, dove sta prendendo corpo lo stralcio del ddl “sviluppo” che contiene le norme per riportare l’energia nucleare in Italia.

Il possibile panorama normativo che si sta delineando alimenta nuove perplessità sulla reale economicità dell’energia atomica. Non c’è alcun dubbio che le nuove centrali siano in grado di allentare la nostra dipendenza dall’estero e dalle fonti fossili, abbattendo notevolmente le emissioni di anidride carbonica. In linea, dunque con gli impegni sul fronte dei cambiamenti climatici.

Diverso è il discorso se si sposta l’attenzione sui costi dell’energia prodotta dall’atomo e sui suoi problemi irrisolti. A partire dallo smaltimento delle scorie. Ad oggi non esiste una soluzione definitiva e quelle proposte da altri paesi sono provvisorie e costose.
Ed è proprio la questione della convenienza economica l’anello debole del nucleare civile. Diverse proiezioni finanziarie rafforzano l’idea che per la costruzione di nuovi centrali sia necessario un sistema di incentivi pubblici diretti o indiretti, affinché l’energia atomica posso essere competitiva. Nella vicina Francia, senza lo Stato, che ci ha messo i soldi per la costruzione, che si prende cura della sicurezza e della sorveglianza delle centrali (fattori critici e fonti di spesa spesso ignorati da paladini dell’atomo) difficilmente tale energia potrebbe competere in termini di costi con quella prodotta da altri fonti.

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