Non solo prelievo forzoso: la Germania apre sulla Tobin Tax

Uno studio "confidenziale" del ministero dell'economia tedesco ipotizza un gettito fino a 18 miliardi

Non c’è solo il prelievo forzoso (SE NE PARLA QUI) fra le ipotesi in campo per la risoluzione dei problemi di debito sovrano di alcuni paesi dell’Eurozona. Dopo aver aperto a ipotesi di prelievo forzoso sui conti che potrebbero allargarsi al resto del continente, Berlino sta studiando con attenzione anche il capitolo Tobin Tax, tema di cui si discute fin dagli anni ’70 e che ha trovato nuovo vigore nell’ultimio biennio, sebbene l’assenza di unanimità fra i paesi Euro abbia fino ad ora impedito l’introduzione di una vera ‘Financial transactions tax’.

LO STUDIO – Secondo i calcoli elaborati dagli esperti del ministero guidato da Wolfgang Schaeuble, la sola amministrazione fiscale tedesca avrebbe entrate tributarie in più calcolabili tra i 17,6 e i 18 miliardi l’anno, e la tassa – osteggiata dagli ultraliberisti – non apporterebbe danni significativi all’attività economica, né in Germania né negli altri Paesi. Il calcolo prevede un gettito anche due o tre volte maggiore rispetto ai 18 miliardi ipotizzati, ma va tenuto prudenzialmente conto del fatto che molti operatori reagirebbero all’introduzione della tassa delocalizzando le operazioni finanziarie in altri Paesi. Il rapporto interno del il ministero delle Finanze federale è riportato stamani sull’autorevole quotidiano liberal di Monaco ‘Sueddeutsche Zeitung’ nel servizio d’apertura in prima pagina.

IL GRUPPO DEI FAVOREVOLI – Alla vigilia dell’insediamento della nuova Commissione Europea guidata da Junker, l’argomento torna dunque d’attualità. A Bruxelles si fa strada l’idea di cominciare introducendo la Ftt prima di tutto in alcuni paesi, che in seno all’Europarlamento vengono definiti "coalizione della volontà". Il gruppo è di grande peso e comprende appunto Germania, Italia, Francia, Spagna, cioè i 4 pesi massimi dell’eurozona, più Belgio, Austria, Estonia, Grecia, Portogallo, Slovacchia e Slovenia. Secondo i piani della coalizione della volontà la Ftt ammonterebbe allo 0,1 per cento del valore di vendita di ogni titolo.

RESISTENZE – Ovviamente non mancano le resistenze in merito; non solo dagli ambienti ultraliberisti e dal governo britannico, storicamente contrario ma comunque fuori dalla zona della moneta unica, ma anche e soprattutto dagli istituti di credito europei che temono un calo degli affari e quindi un loro indebolimento proprio mentre si avvicinano i duri stress test delle banche europee preparati dalla Bce di Mario Draghi.

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