Nelle pieghe dello scudo fiscale un bonus per evasioni future

L'anonimato previsto per legge ha degli effetti collaterali a lungo termine. Anche il riciclaggio sarà più facile. Ecco perché

Pecunia non olet, il denaro non puzza. Le ultime evoluzioni dello scudo fiscale confermano in pieno la vecchia massima. Che ora acquista un doppio significato:

– da un lato non puzza perché, pur essendo denaro sottratto al fisco, cioè a tutti i cittadini, lo si accoglie a braccia aperte: per fare cassa e sostenere la spesa pubblica in tempi di crisi economica si perdonano gli evasori (e potrebbe anche essere un male necessario, come sostiene qualcuno);

– dall’altro non puzza perché il denaro che viene rimpatriato non lascia tracce, cioè non si distingue in alcun modo da quello posseduto legalmente in Italia. Questo secondo punto lascia però intravedere qualche rischio (o opportunità, a seconda dei punti di vista…) anche per il futuro, nel dopo scudo.

Un anonimato pericoloso

La chiave di volta di tutta l’architettura dello scudo è l’anonimato. L’emersione dei capitali avviene, per l’appunto, con una “dichiarazione riservata” che il contribuente consegna a un intermediario (in genere una banca). Queste dichiarazioni sono “coperte per legge da un elevato grado di segretezza” e non possono essere utilizzate a sfavore del contribuente. In pratica significa che, in cambio della regolarizzazione e di un’imposta secca del 5%, il fisco promette che non ci saranno ulteriori indagini su quei capitali e sui loro possessori.

Ma questo ha un importante effetto collaterale a lungo termine.

Ipotizziamo che io abbia “scudato”, oggi, 10 milioni di euro. Se il fisco, tra 3 anni, nell’ambito di una separata indagine, mi contesta un’altra irregolarità, supponiamo per 8 milioni, io posso dichiarare in quel momento che l’importo rientra nella somma coperta dallo scudo. In sostanza, dal momento che lo scudo è anonimo, posso decidere di scoprire le carte solo nel momento in cui questo mi torna utile per coprire un’altra evasione. Oltre a pagare un’imposta simbolica sui capitali evasi in passato ho un “bonus” per un’evasione futura di pari importo.

Lavanderia di Stato?

La situazione si fa ancora più allarmante se si pensa che nelle ultime correzioni allo scudo è stato tolto l’unico limite all’anonimato, cioè l’obbligo di segnalazione di operazioni sospette in materia di antiriciclaggio da parte degli intermediari che ricevono la dichiarazione. Ora la banca non è più tenuta a denunciare i capitali rimpatriati anche se sospetta che provengano da attività illecite (estorsioni, narcotraffico ecc.). In altre parole non si fa più differenza tra semplice evasore e criminale. Il rimpatrio di queste somme quindi equivale a un perfetto “lavaggio”, che riporterà nuova linfa alle stesse attività criminali più che all’economia sana. Qualcuno grida addirittura al “riciclaggio di Stato“. Di certo si conferma che pecunia non olet. (A.D.M.)

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