Mutui, si accende la sfida fisso-variabile

Chi prima rideva ora piange. Dall'alto del suo tasso fisso guarda quelli del variabile gioire per le rate che scendono. Con un intervento pubblico che sa di beffa


E se anche da noi il denaro arrivasse a non costare nulla? Fantascienza fino a qualche settimana fa. Ma non più ora, dopo quello che ha fatto la Fed in America: il taglio del costo del denaro allo zero percento. Un intervento troppo audace per noi europei più cauti, ma che la dice lunga sulla direzione che stanno prendendo le autorità economiche: tutto pur di far partire l’economia.

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Anche la vecchia Europa nel suo piccolo si muove. Se ne parlava da un po’ e ora che anche la Bce ha dato un altro colpo di forbici al costo dell’euro portandolo allo 2,50%, anche le prospettive dei risparmiatori italiani cambiano radicalmente.

Dietro-front sui mutui, tutti al variabile

Come si sa, la questione riguarda soprattutto chi ha un mutuo da pagare. E qui la situazione sta diventando paradossale. Fino a non più di tre o quattro mesi fa chi aveva un mutuo a tasso fisso ringraziava il cielo e guardava con compassione i “condannati” del variabile, con i loro tassi d’interesse in costante salita e le loro rate sempre più pesanti. Poi è arrivato lo tsunami finanziario, le banche centrali hanno cominciato a tagliare i tassi, l’Euribor ha cominciato a scendere e i mutui variabili hanno seguito a ruota.

Così il flusso migratorio si sta invertendo: quelli “della rata bloccata” o, peggio, quelli che hanno rinegoziato il mutuo variabile per ottenere un più alto ma rassicurante tasso fisso, ora si mordono le mani e pensano al dietro-front verso un tasso variabile ormai in caduta libera.

Il paradosso aumenta se si pensa che il decreto anti-crisi appena varato dal governo ha stabilito un tetto massimo del 4% solo per i mutui variabili e non per quelli fissi. Misura decisamente intempestiva perché i tassi variabili nei prossimi mesi scenderanno spontaneamente al di sotto di questa quota. Invece i tassi fissi – per i quali non è previsto alcun intervento – si attestano ancora sul 6%, una quota decisamente onerosa e fuori mercato. Oltre al danno la beffa, insomma.

Una scelta in controtendenza

C’è anche chi la pensa diversamente e sostiene che la scelta fisso/variabile per un mutuo che può durare 20 e 30 anni non deve essere fatta sulla base degli andamenti dei tassi nell’arco di qualche mese. Quindi stipulare un mutuo a rata fissa può risultare conveniente sulla lunga prospettiva. E’ da tener presente che anche l’Irs, il tasso che determina le quotazioni di questo tipo di mutui, è sensibilmente sceso negli ultimi mesi, soprattutto sulle scadenze lunghe (30 anni) e spuntare un fisso tra il 4 e il 5% non sembra più un miraggio. (A.D.M.)

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