Sicurezza sul lavoro, si cambia musica

Novità in arrivo. Garantiti gli standard e meno vincoli per le imprese, dice il governo. Ma molte responsabilità si spostano sui lavoratori


Un’azione congiunta
, si direbbe. Negli stessi giorni il governo lancia il piano casa – che dovrebbe far fiorire cantieri in tutta Italia – e approva le modifiche al Testo unico sulla sicurezza sul lavoro. Il legame tra i due provvedimenti sorge spontaneo se si pensa che l’edilizia è un settore trainante non solo per l’economia, come sostiene qualcuno, ma anche per le statistiche degli incidenti sul lavoro.

Per i difensori della riforma non si tratta di una coincidenza preoccupante perché la nuova legge, pur semplificando molte procedure e oneri, non abbasserà gli standard di sicurezza. Ma sono molte le voci contrarie – dai sindacati agli esperti del settore – secondo cui si tratta di un intervento pericoloso che lascia le mani libere alle aziende, riduce le sanzioni a loro carico e trasferisce le responsabilità ai lavoratori.

Un’analisi degli articoli modificati (136 su un totale di 306) in effetti conferma questo spostamento di responsabilità. Il ministro del Welfare Sacconi sottolinea che il disegno di legge aumenta le pene del 50% rispetto alla legge 626 del 1994, il caposaldo della sicurezza sul lavoro. Ma dimentica di dire che l’aumento riguarda principalmente le sanzioni per i lavoratori, mentre la maggior parte di quelle a carico del datore di lavoro o i suoi “preposti” si alleggeriscono e in alcuni casi spariscono. Vediamo alcuni esempi.

Due pesi e due misure

Art. 55. Una delle principali sanzioni per i datori di lavoro. Attualmente il datore che non compie la valutazione dei rischi obbligatoria è passibile di arresto da 4 a 8 mesi o in alternativa l’ammenda da 5.000 a 15.000 euro. Con la riforma l’arresto scende da 3 a 6 mesi e l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro.

Art 68. Riguarda la protezione di lavoratori che operano in ambienti inquinati. Il datore di lavoro che non vieta ai lavoratori l’accesso in pozzi neri, fogne, camini, fosse, gallerie, ecc. dove è possibile il rilascio di gas pericolosi, senza aver prima accertato l’assenza di pericolo o bonificato l’ambiente, è punito con l’arresto da 6 a 12 mesi o con l’ammenda da 4.000 a 16.000 euro. In futuro con l’arresto da 3 a 6 mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro.

Art. 59. Crescono invece le sanzioni per i lavoratori che non osservano le disposizioni impartite dal datore di lavoro e non utilizzano correttamente le attrezzature di lavoro e i dispositivi di sicurezza (casco ecc.), le sostanze e i preparati pericolosi, i mezzi di trasporto, Ora il lavoratore “negligente” è punito con l’arresto fino a 1 mese o con l’ammenda da 200 a 600 euro. Dopo la riforma l’arresto rimarrà invariato ma l’ammenda sale: da 300 a 800 euro. Il 50% in più, per l’appunto.

L’edilizia esulta

Musica nuova soprattutto per gli impresari edili, come dicevamo. Le opere di ordinaria manutenzione degli impianti (elettrici, acqua, gas, riscaldamento, reti informatiche) non rientreranno più tra quelle per cui è previsto il “Piano operativo di sicurezza” obbligatorio. Lo stesso piano non sarà più richiesto per le forniture di materiali e di attrezzature, considerate attività poco rischiose anche se svolte in cantiere. Altre semplificazioni riguardano la prevenzione dei rischi nei “piccoli cantieri” (virgolette d’obbligo perché si parla di cantieri fino a 200 uomini-giorno…) e quelli che non comportano particolari ed evidenti pericoli per i lavoratori.

“Autocertificare” la sicurezza

Verranno inoltre semplificate varie procedure. Ogni datore potrà redigere secondo le proprie esigenze il documento di valutazione dei rischi e per assicurare la “data certa” sarà sufficiente la firma del rappresentante per la sicurezza e del rappresentante del servizio di prevenzione. Senza dover più ricorrere al notaio o ad altre forme di certificazione.

Insomma meno “lacci e lacciuoli“, come si usa dire. La burocrazia – si sa – è un freno allo sviluppo. E in questa prospettiva la sicurezza diventa principalmente “un intoppo“, un costo da ridurre o quanto meno da proporzionare al valore del lavoro svolto. In tempo di crisi, tutto va bene per rilanciare l’economia. Quasi tutto. (A.D.M.)

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