Italia, niente mobilità sociale

Per tre famiglie su quattro nessun saliscendi nella scala del reddito: i poveri restano poveri e i ricchi, ricchi


Nessun “sogno americano” per gli italiani. La storia del poveraccio che diventa miliardario non fa per noi. La nostra dimensione è un tirare a campare in cui se si è ricchi si resta tali e se si è poveri c’è poco da fare.

Il 75,3% delle famiglie che nel 1995 era nella classe più bassa della società ha infatti mantenuto nel 2004 la stessa posizione sociale. Allo stesso modo, il 75% delle famiglie più ricche si è ritrovato a nove anni di distanza esattamente allo stesso livello.

A delineare un quadro ben poco promettente, nel quale l’Italia appare ingessata in classi sociali impermeabili e nel quale la sfida sociale non esiste, è uno studio realizzato da un economista di Bankitalia. Insomma, in questa Italia immobile le proprie fortune dipendono dalla classe sociale in cui si ha la fortuna (o sfortuna) di nascere.

L’indagine fotografa due diversi periodi: gli anni 1989-1998 e 1995-2004. Nei nove anni tra il ’95 e il 2004, “la mobilità à stata un fenomeno che ha interessato meno di un quarto delle famiglie italiane: circa il 13% ha sperimentato movimenti verso l’alto, mentre circa l’11% è precipitato in una classe inferiore“.

Il dato più significativo è però che nel complesso il 44% delle famiglie italiane è rimasto, per tutti i nove anni presi in considerazione, nel segmento più basso della società, senza mai distaccarsi, neanche per un anno o due, dalla classe più povera.

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