Manovra, la stangata sugli immobili: valori catastali rivalutati fino al 60% e Ici sulla prima casa (ma non è progressiva)

Dal 2012 arriva l'Imu sia sulle prime che sulle seconde case con aliquote fino al 10 per mille. E il moltiplicatore della rendita catastale passa da 115 a 160

Alla fine è arrivata. Dopo le voci dei giorni scorsi, la stretta della manovra sulla casa è una realtà. Per qualcuno anche peggiore dei timori iniziali. A cominciare dai numeri previsti: 8-10 miliardi di gettito, sui 30 complessivi, provenienti dalle nuove misure fiscali sugli immobili. Due le principali direttrici di intervento:

  il ritorno dell’Ici sulla prima casa che diventerà Imu ma, al contrario delle aspettative, non sarà progressiva;

  la rivalutazione dei valori catastali, su cui si pagherà l’imposta, fino al 60%.

Non appaiono per ora altre forme di imposta patrimoniale sui grandi valori immobiliari. Ne esce piuttosto sacrificato il principio della “progressività” – secondo cui chi ha di più paga di più – che il governo Monti aveva dichiarato di voler recuperare dopo anni di semi-oblio.

ICI (IMU) SU PRIMA E SECONDA CASA

Torna dunque l’imposta sulla prima casa, abolita nel 2008, con una fisionomia nuova rispetto alla vecchia Ici:

  sarà sempre un’imposta comunale ma già dal gennaio 2012 (inizialmente era prevista per il 2014, poi anticipata al 2013) si chiamerà Imu, l’imposta municipale unica introdotta col federalismo fiscale. Sostituirà sia l’Ici che l’Irpef sui redditi fondiari oggi pagata dai proprietari di seconde case sfitte;

  l’aliquota base per la prima casa sarà del 4 per mille con una detrazione di 200 euro. Ma i sindaci avranno la possibilità, in funzione delle esigenze di bilancio, di alzare o ridurre l’aliquota dello 0,2%, quindi l’aliquota potrà andare da un minimo (poco probabile) del 2 per mille a un massimo del 6 per mille.

Per le seconde case (non di abitazione) i prelievi diventano:

  del 7,6 per mille come aliquota base;

  aumentabile/diminuibile dai comuni dello 0,3%, quindi da un minimo del 4,6 per mille a un massimo del 10,6 per mille.

Attualmente l’Ici sulle seconde case varia, da comune e comune, da un minimo del 4 a un massimo del 7 per mille.

Non ci sarà invece, contrariamente a quanto previsto, un’aliquota progressiva in crescita col numero degli immobili posseduti. Una misura più equa ma più difficile da applicare nel breve tempo. E’ l’urgenza purtroppo è la cifra di questa manovra.

RIVALUTAZIONE DELLE RENDITE

L’aumento delle aliquote non sarebbe di per sé così pesante se la manovra non agisse anche sull’altro versante del prelievo, cioè la base imponibile sulla quale calcolare l’imposta. L’Imu si applicherà sul valore dell’immobile aumentato in base a nuovi coefficienti di moltiplicazione:

  finora il valore di un immobile ai fini fiscali è determinato moltiplicando la rendita catastale di un appartamento per 115,5 (se è una prima casa) o per 126 (se è una seconda casa);

  d’ora in poi il moltiplicatore sarà per tutti gli immobili di 160.

Una rivalutazione indiscriminata

Come ha detto il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli, è come se si fossero rivalutati gli estimi di un buon 60%. In realtà una vera rivalutazione degli estimi catastali sarebbe una manovra più equa ma, anche in questo caso, più lunga e difficile. La tariffa d’estimo è una valutazione più precisa dell’immobile relativo al comune e alla zona specifica, nonché alla tipologia dello stesso. Gli estimi sono fermi a decenni fa, quando l’impianto delle grandi città (soprattutto) e i conseguenti valori di mercato erano ben diversi. Si pensi, ad esempio, alle ex periferie ora diventate zone semi-centrali grazie all’espansione delle metropoli e allo sviluppo dei collegamenti (metrò, treni urbani ecc.). O a quelli che una volta erano quartieri popolari e ora sono diventate zone alla moda le cui quotazioni sono aumentate a dismisura.

La rivalutazione delle rendite previste nella manovra avvicina i valori fiscali delle case a quelli di mercato che secondo l’Agenzia del territorio sono in media 3,5 volte più alti con punte di 7-10 volte nelle grandi città. Ma è un aumento secco e generalizzato che non risolve le disparità di valore tra un immobile e l’altro.

Il moltiplicatore della stangata

Applicando le nuove aliquote Imu alle rendite cosi rivalutate, l’imposta schizza in alto. Secondo una stima fatta dal Corriere della Sera “chi possiede una ampio trilocale in una zona semicentrale di Milano e vi risiede potrebbe trovarsi a pagare l’anno prossimo da un minimo di 213 a un massimo di 1.038 euro in più. Se in quella stessa abitazione non risiede, non pagherà più 645 euro come quest’anno, ma dovrà preparasi a fare fronte a un minimo di 949 euro, sborsando 304 euro in più rispetto al 2011, a un massimo di 2.188, con un aggravio di 1.543 euro“.

L’unico vantaggio è che la rendita rivalutata serve per il calcolo dell’Imu ma non incide sull’Irpef che si paga per le seconde case (come sarebbe invece se venissero ricalcolati gli estimi). (A.D.M.)

Manovra, la stangata sugli immobili: valori catastali rivalutati fino al 60% e Ici sulla prima casa (ma non è progressiva)
Manovra, la stangata sugli immobili: valori catastali rivalutati fino ...