Manovra correttiva, i soldi che entrano nella casse dello Stato

La relazione tecnica “fa i conti” dell’impatto economico dei tagli alla spesa

Il blocco delle finestre per andare in pensione vale un miliardo e 200 milioni all’anno. Lo stop agli aumenti degli stipendi consentirà un risparmio di analogo, ma spalmato in tre anni.
Il nuovo redditometro assicurerà alle casse dell’erario un saldo netto di 742,2 milioni di euro per il 2011, 1,2 miliardi per il 2012 e 1,3 miliardi per il 2013.

Bilancio più ricco con la stretta sulle imprese in perdita “sistemica”, secondo la relazione tecnica la misura porterà in cascina oltre 1,4 miliardi rispettivamente per il 2011 e per il 2012 e fino oltre 1,5 miliardi per il 2013.
Vale 17,4 miliardi lo sfoltimento degli enti pubblici, di cui 4,6 derivanti dalla riorganizzazione degli enti previdenziali e quasi 10 dal definanziamento di enti e fondazioni.

Capitolo misure “politiche”. Saranno solo nove, due ministri e sette sottosegretari, i membri del governo non parlamentari che si vedranno ridurre il trattamento economico del 10%: per un risparmio complessivo lordo di poco superiore ai 72mila euro per il 2011 e per i due anni successivi. Sul fronte del taglio ai rimborsi elettorali ai partiti politici il primo effetto tangibile si vedrà nel 2013 e varrà poco meno di n milioni di euro.
La riduzione del 5% degli stipendi ai manager fino a 90mila euro e del 10% per chi supera i 150mila, dovrebbe produrre risparmi per quasi 29 milioni dal 2011.
Oltre al blocco dei rinnovi contrattuali altri 320 milioni arriveranno dallo stop agli scatti di anzianità nel comparto della scuola. Il blocco del turn over farà sentire i suoi effetti progressivamente nel tempo e salirà dagli 8 milioni del 2011 ai 489 del 2015. Altri 500 milioni, da qui al 2012, verranno dalla reateizzazione parziale delle liquidazioni.
La regolarizzazione delle casa fantasma nel catasto porterà un maggior gettito di 183 milioni nel 2011 e poco più di 100 nei due anni successivi.

Lotta all’evasione: le maggiori entrate sono stimate in 627 milioni per il 2011, per toccare gli 836 nel 2013.
Impatto minore, ma comunque rilevante, dovrebbe avere anche la nuova ritenuta d’acconto del 10% sui chi effettua lavori di ristrutturazione edilizia. Si stima un incremento di base imponibile del 20% per i redditi e i compensi per lavori di recupero del patrimonio edilizio pari a circa 200 milioni di euro (6 mid X 20%) cui corrisponde, utilizzando l’aliquota ridotta al 10%, una base emersa netta dell’Iva di 1.090,9 milioni di euro.
Applicando a questo ammontare l’aliquota Iva agevolata del 10% e un’aliquota media delle imposte dirette pari al 30% l’incremento di gettito atteso, su base annua, è pari a circa al 109,1 milioni di Iva e 327,3 milioni di Irpef, Ires e Irap. A partire dal 2010.

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