Manager d’oro e lavoratori verdi (di rabbia) – Dietro al fenomeno della caccia al capo, la sensazione di raggiro che provano i dipendenti

Dietro al fenomeno della caccia al capo, la sensazione di raggiro che provano i dipendenti


Manager sequestrati, manager vessati. Lavoratori furenti in tutta Europa scelgono pratiche poco ortodosse di conflitto sociale, bypassando la vecchia contrattazione sindacale.
A placare le acque non contribuirà certo la nuova ricerca del Sole 24 Ore che, in base ai bilanci dichiarati dalle aziende italiane, stila la classifica dei dirigenti più retribuiti dalle nostre parti, osservando che perdono terreno i banchieri mentre ne guadagnano i “boss” dei servizi e dell’industria.

Il manager più pagato è Roberto Tunioli, 51 anni, vicepresidente e amministratore delegato della Datalogic (scanner e sistemi di lettura ottica di dati), con 8,3 milioni lordi complessivi nel 2008.
Poi l’a.d. dimissionario di un’azienda da anni in profondo rosso: Luca Majocchi, di Seat Pagine Gialle, che a bilancio ha dichiarato 179 milioni di perdita nel 2008. La sua busta paga 2008 ammonta a 7,958 milioni, 5,75 dei quali fanno parte della liquidazione.
Terzo è Enrico Parazzinidi, ex d.g. Telecom, che tra retribuzione, incentivo all’esodo e transazione generale novativa, si è dimesso ad agosto intascando 7,173 milioni.

Se si scandagliasse la lista, si scoprirebbe forse quante e quali delle aziende così “generose” con i manager hanno chiesto interventi d’emergenza anticrisi alla collettività o hanno mantenuto bassi per anni i salari dei dipendenti; quante hanno annunciato licenziamenti e quante non hanno rinnovato contratti precari.

Sta di fatto che il clima sociale sembra corrispondere perfettamente a quanto l’economista francese Jean-Paul Fitoussi ha dichiarato in un’intervista a Repubblica:
“Ci dicevano che nuovi posti di lavoro si potevano creare soltanto in relazione alla loro produttività marginale. I lavoratori dovevano insomma essere pagati in proporzione al loro apporto produttivo. Eppure scopriamo oggi che, in realtà, la classe dirigente di molte imprese non veniva pagata con questa regola. Anzi, è stato esattamente il contrario: la maggior parte dei dirigenti del sistema finanziario ha avuto una produttività negativa, continuando però a incassare remunerazioni astronomiche“.

La gente ha capito di essere stata raggirata e, secondo Fitoussi, siamo di fronte a una vera e propria rivolta sociale.
Sulla stessa lunghezza d’onda è il sociologo italiano Luciano Gallino che a Peacereporter dichiara: “Bisogna vedere se è possibile ridurre il potere assoluto di cui dirigenti, corporation, banche, finanza globale hanno goduto negli ultimi venti anni”.

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