L’Europa conferma tassa su concessioni telefoniche

Resta il balzello mensile da quasi 13 euro per i professionisti e poco più di 5 per i privati

La Corte di Giustizia europea ritiene che la tassa di concessione governativa italiana versata per i contratti di abbonamento ai servizi di telefonia mobile è pienamente legittima. Il balzello, del quale si è parlato più volte di un’abolizione, vale 12,90 euro al mese per gli abbonamenti business intestati a persona giuridica e 5,16 euro al mese per gli usi privati.

IL CASO – La questione è stata posta all’attenzione della Corte dalle aziende De Pra e Saiv, che ne avevano chiesto il rimborso all’Agenzia delle Entrate. A parere delle due aziende, infatti, il pagamento della tassa governativa discriminerebbe irragionevolmente l’utente della rete di telefonia mobile terrestre a seconda che egli vi acceda mediante abbonamento o mediante acquisto di tessera prepagata, poiché solo in quest’ultimo caso egli sarà esentato dalla tassa. Nel riscorso, le aziende sottolineavano che l’abbonamento al servizio di telefonia è un atto privatistico e, come tale, a differenza della licenza e dell’autorizzazione, che sono atti amministrativi, non richiede alcun intervento, attività o controllo da parte dell’amministrazione pubblica.

IL RESPONSO – La Corte ha stabilito che “le legislazioni nazionali sono libere di equiparare gli apparati terminali delle comunicazioni alle stazioni radioelettriche, di prevedere un’autorizzazione generale o una licenza per l’utilizzo delle apparecchiature terminali di telefonia mobile terrestre, di equiparare l’autorizzazione o la licenza a un contratto di abbonamento e di prevedere il pagamento della correlativa tassa governativa in relazione a tutte queste ipotesi”. La Corte rileva che “né la licenza, l’autorizzazione, il contratto di abbonamento né il pagamento di una tassa intralciano la libera circolazione delle apparecchiature terminali di telefonia mobile terrestre”.

Quanto alla disparità di trattamento tra abbonati e acquirenti di carta prepagata, la Corte osserva che non vi è, nel diritto dell’Unione, un principio di parità di trattamento tra utilizzatori di apparati terminali di radiocomunicazione mobile terrestre a seconda che gli stessi accedano alla rete mediante contratto di abbonamento o mediante carta prepagata.

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