Lotta all’evasione, le tasse speciali non pagano. Da cedolare e imposta sul lusso solo ‘spiccioli’

La cedolare secca non ha fatto emergere gli affitti in nero e la tassa sul lusso non ha spremuto supercar, yacht e jet privati. Un buco di 4 miliardi per lo Stato

Per far pagare le tasse agli italiani non sono sufficienti né il bastone né la carota. Sia una imposta “alleggerita” come la cedolare secca, creata per fare emergere gli affitti in nero, sia la tassa sul lusso, che sperava di far pagare di più ai più ricchi, si sono rivelate un flop. Da entrambe lo Stato ha incassato molto meno di quanto si aspettasse. Un buco di quasi 4 miliardi.

Cedolare, niente emersione.
Un vantaggio solo per chi già pagava

Due imposte dalla filosofia opposta: la cedolare rappresenta un’agevolazione fiscale, cioè una tassazione forfettaria con un’aliquota ridotta (21 o 19% a seconda del tipo di contratto) rispetto alle aliquote Irpef ordinarie. Nelle intenzioni del governo Berlusconi, che l’aveva introdotta nel 2011, avrebbe dovuto recuperare una grossa fetta di gettito fiscale sottratto al fisco: quello sui redditi da locazione.

In altre parole, i proprietari di case che fino a quel momento le affittavano in nero dovevano essere invogliati a denunciare i contratti in cambio di uno sconto fiscale. La logica è quella della sanatoria: incassare meno di quanto si dovrebbe sulla carta, ma più di quanto succede nella pratica. L’incasso stimato per il 2011 era di 2,7 miliardi circa, quello effettivo è stato di 675 milioni.

Qualcuno potrebbe dire: sono comunque 675 milioni incassati, meglio di niente. Attenzione: con la cedolare il fisco ha rinunciato all’Irpef ordinaria. Senza cedolare sullo stesso reddito imponibile sarebbero stati incassati 2,2 miliardi. Il che significa che lo Stato ha perso più di un miliardo e mezzo di gettito. In pratica le emersioni dal nero sono state poche e chi già pagava le tasse sull’affitto ne ha avuto un vantaggio.

E le previsioni per il 2012 non lasciano speranze: si stimavano entrate per 3,8 miliardi e secondo le proiezioni di luglio arriveranno poco più di 700 milioni. Anche qui una perdita rispetto all’Irpef ordinaria più di 2 miliardi.

Un quarto degli incassi, il lusso non paga

Ma se la “carota” ha fatto flop, anche il “bastone” non sembra dare i risultati sperati. La manovra “salva-Italia” del governo Monti ha introdotto la cosiddetta “tassa sul lusso“, una mini-patrimoniale – giustificabile in tempi di sacrifici per tutti – che colpisce le auto di grossa cilindrata, le barche e gli aerei privati. L’incasso atteso per quest’anno era di 387 milioni  ma attualmente ne sono arrivati solo 92, meno di un quarto. Per la precisione:

dal superbollo auto si stimavano 147 e ne sono stati incassati 66 (ma la cifra può ancora aumentare perché il bollo auto si paga su tutto l’anno);
dall’imposta di stazionamento delle imbarcazioni si attendevano 155 milioni ma ne sono arrivati solo 24 (e il pagamento aveva un’unica scadenza a maggio);
per l’imposta sugli aerei privati l’attesa era di 85 milioni e ne sono stati spremuti soltanto 2 (magre speranze vengono dai successivi controlli degli ispettori).
(A.D.M.)

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