Lotta all’evasione con condono, le ipotesi “strabiche” del toto-manovra

Il valzer delle proposte continua con misure fiscali contrastanti. Con una mano si premiano gli evasori, con l'altra si aumentano pene e controlli

Non accenna a fermarsi il balletto delle misure che dovranno entrare nella manovra correttiva. L’ultima uscita dal cilindro dei correttivi non è certo una novità per il nostro paese: il condono. Fiscale o edilizio, non si sa ancora. Al tempo stesso si parla di giri di vite nella lotta all’evasione, con redditometro e spesometro più severi e il carcere per gli evasori. Cioè: con una mano premio chi ha fatto il furbo col fisco, con l’altra lo bastono. Una politica fiscale piuttosto strabica. Ma tutto va bene per fare cassa.

Un altro condono?

Non sappiamo ancora se la misura sarà effettiva ma intanto si comincia a parlarne. E’ l’idea di un nuovo condono, che potrebbe essere fiscale o edilizio. Lo propongono due deputati Pdl, Amedeo Laboccetta e Antonio Mazzocchi, convinti del suo sicuro successo (“Ho ricevuto in soli otto giorni oltre 12mila e-mail da tutta Italia da parte di semplici cittadini che hanno inteso manifestare apprezzamento per l’iniziativa di condono fiscale”, ha dichiarato Laboccetta). I promotori parlano di un gettito previsto di 35 miliardi.

Non si tratta certo di una misura innovativa nel nostro paese. In trent’anni sarebbe il settimo condono. Si cominciò nel 1982 con Spadolini: venne chiamato condono “tombale” (cioè definitivo…) e portò nelle casse dello Stato 11mila miliardi di lire (circa 5,5 miliardi di euro). Gli ultimi due in ordine di tempo sono stati voluti da Tremonti nel 2003 e nel 2009, ovvero il famoso scudo fiscale che serviva a far rientrare in Italia i capitali portati all’estero col pagamento di un’aliquota minima del 5%.

Una lotta all’evasione spuntata

Il condono è per definizione una misura poco “educativa” perché incentiva l’evasione nella consapevolezza che poi si verrà perdonati in cambio di una piccola sanzione. Per questo motivo stona con le altre misure proposte nella manovra che parlano di giro di vite sugli evasori e che dovrebbero (condizionale sempre d’obbligo) riguardare:

•  lo spesometro: abbassamento della soglia della tracciabilità a 2.500 euro. Tutti i pagamenti in contanti sopra questo importo devono essere segnalati (ora la soglia è di 3.600 euro);

•  lo scontrino fiscale: l’esercizio pubblico che non lo emette rischia sanzioni più pesanti fino alla chiusura;

•  i comuni-esattori: aumenta la percentuale spettante per il recupero di redditi evasi. Le amministrazioni potrebbero tenere il 100% del gettito (finora era il 50% se l’evasione è totale, il 30% se parziale);

•  le società di comodo: si vuole evitare il giochetto con cui si intestano ville, yacht, auto di grossa cilindrata e altri beni di lusso a società costituite col solo scopo di pagare meno tasse. (A.D.M.)

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