Lo spesometro slitta, si parte il 1° luglio

Il nuovo "occhio" del fisco sugli acquisti superiori ai 3.600 euro si aprirà tra due mesi. Si attendono "adeguamenti tecnologici" ma anche una legge per risolvere l'enigma delle carte di credito

Contrordine, contribuenti! Lo spesometro può attendere. Lo ha appena stabilito il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, con un provvedimento che fa slittare al 1° luglio la partenza del nuovo sistema di rilevamento di tutte gli acquisti superiori ai 3.600 euro, inizialmente prevista per il 1° maggio. Motivazione: i “necessari adeguamenti, anche di tipo tecnologico, connessi all’adempimento”.

Il rinvio serve con tutta probabilità a trovare una soluzione al problema delle carte di credito. (Tralasciamo il fatto che il nuovo strumento – che insieme al redditometro dovrebbe rappresentare, nelle intenzioni del fisco, un’arma vincente nella lotta all’evasione – è stato varato lo scorso dicembre e ci sarebbe stato tutto il tempo di risolvere la questione).  Il punto è che l’obbligo di comunicazione al fisco riguarda solo i pagamenti in contanti. Rimarrebbero quindi escluse le transazioni con carta di credito, Bancomat (Pos) o altro mezzo di pagamento già tracciato. Un modo per evitare di complicare troppo la vita ai commercianti con la duplicazione degli obblighi di comunicazione.

Carta di credito come grimaldello

Ma questa semplificazione potrebbe essere un “grimaldello” per sfuggire alle maglie del fisco. Al momento, infatti, i dati delle carte di credito non arrivano direttamente all’Agenzia delle Entrate e i gestori non hanno l’obbligo di comunicare i dati in loro possesso. Quindi per scovare queste informazioni, allo stato attuale al fisco non resterebbe che attivare la complessa procedura delle indagini finanziarie, annullando così l’automatismo dello spesometro.

Dunque se il fisco vuole sollevare i negozianti dall’obbligo della comunicazione deve spostarlo in capo ai gestori delle carte di credito. Altrimenti azzopperebbe lo spesometro perché per sfuggire alla segnalazione basterebbe usare la carta di credito per gli acquisti superiori ai 3.600 euro, cosa peraltro già diffusa per i grossi importi.

Il punto è che per mettere il naso nei dati dei gestori delle carte di credito serve una norma ad hoc. In altre parole l’Agenzia delle Entrate non può agire per via “amministrativa” (cioè con una semplice circolare applicativa) ma deve ottenere una legge. E’ per questo che Befera ha parlato nei giorni scorsi di  “primo veicolo legislativo utile”. Un “veicolo” che non sarebbe mai potuto arrivare prima del 1° maggio. Ora il prossimo treno utile potrebbe essere il “decreto omnibus” in attesa di conversione in legge (entro il 31 maggio).

Peraltro l’accesso ai dati dei gestori permetterebbe al fisco di mettere le mani su una maggiore quantità di informazioni. Ad esempio quelle relative agli acquisti all’estero che oggi sfuggono all’obbligo di comunicazione riservato solo ai venditori italiani.

Come funzionerà lo spesometro

Il meccanismo è elementare: per tutti gli acquisti di importo superiore ai 3.600 euro (Iva compresa) i clienti dovranno fornire i propri dati anagrafici e codice fiscale al rivenditore, il quale dovrà poi trasmetterli al fisco entro il 30 aprile 2012 (per tutti gli acquisti di quest’anno). Questo vale per l’acquisto sia di beni che di servizi anche effettuati online (dove peraltro quasi sempre le generalità sono già richieste).

Queste spese verranno confrontate tramite uno speciale algoritmo informatico con il tenore economico dichiarato dal contribuente e in caso di incongruenza partirà l’accertamento.

La soglia dei 3.600 euro vale per gli acquisti fatti da privati, per i quali cioè viene rilasciato lo scontrino fiscale o la ricevuta. Per chi acquista con fattura – ovvero i possessori di partita Iva: lavoratori autonomi, professionisti o imprenditori – la soglia si abbassa a 3.000 euro.

Non servirà frazionare il prezzo (ad esempio pagando l’acconto e poi il saldo) per avere singoli importi inferiori alla soglia: la segnalazione dovrà fare riferimento alla transazione contrattuale nel suo insieme, cioè con riferimento al prodotto o servizio venduto a quel determinato cliente identificato dal suo codice fiscale.

Il provvedimento ha addirittura un effetto retroattivo, ma per importi molto più alti: dovranno essere segnalati gli acquisti superiori ai 25.000 euro fatti nel 2010 ma solo con emissione di fattura. Per l’anno scorso, cioè, vengono monitorati solo i titolari di partita Iva e non i privati. (A.D.M.)

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Lo spesometro slitta, si parte il 1° luglio