Liti col fisco, basta giudice. Per le cause inferiori ai 20mila euro arriva la mediazione

Prima di andare dal giudice il contribuente dovrà avviare una mediazione col fisco. In caso di accordo, le sanzioni sono ridotte al 40%. Ma l'arbitro è l'Agenzia delle Entrate

C’è un dato che rappresenta meglio di altri il difficile rapporto tra gli italiani e il fisco. E’ quello del contenzioso, cioè del numero di cause che arrivano sulle scrivanie dei giudici tributari: circa 190mila all’anno. Una valanga, soprattutto se confrontato col resto d’Europa. In Francia, ad esempio, non si arriva ai 20.000 casi. Un numero, quello italiano, che finisce solo per ingolfare le Commissioni tributarie e non garantisce una giustizia tempestiva ed efficace al contribuente.

L’introduzione della mediazione tributaria mira appunto a risolvere questo problema. La nuovo forma di risoluzione delle controversie col fisco debutta il prossimo 1° aprile e offre a chi ha una causa che non supera i 20mila euro di valore la possibilità di chiuderla in modo agevolato.

“La mediazione – ha affermato il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, nel presentare il nuovo istituto – è diretta ad alleggerire il lavoro delle Commissioni tributarie che, per effetto della riduzione del numero delle controversie, potranno dedicare più tempo e più attenzione alle cause di maggior valore. Le liti che potenzialmente si possono chiudere grazie al nuovo istituto, senza impegnarsi in defatiganti contenziosi, sono più di 110mila, 66% del contenzioso”.

Come funziona

La mediazione consiste in un “giudizio” dell’Agenzia delle Entrate precedente a quello del giudice tributario. Prima del ricorso alle Commissioni tributarie il contribuente deve proporre un reclamo circostanziato all’Agenzia che può contenere una richiesta di mediazione e una richiesta di sospensione dell’atto impugnato.

Le critiche principali al nuovo meccanismo cadono proprio su questo punto: l’Agenzia finirebbe per avere il doppio ruolo di parte in causa e di mediatore. Ma Befera sostiene che il procedimento di mediazione si svolge su un piano di sostanziale parità fra contribuente e Agenzia, e se la la mediazione non raggiunge un esito positivo, scatta automaticamente il ricorso al giudice senza ulteriori aggravi per il contribuente.

Queste le tappe della mediazione:

•  entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso d’accertamento (o altro atto impugnabile) il contribuente deve presentare un reclamo, con l’eventuale domanda di mediazione, alla Direzione provinciale o regionale che lo ha emesso;

•  entro 90 giorni successivi l’ufficio interpellato, attraverso strutture diverse da quelle che hanno emanato l’accertamento, prende in esame il caso e decide se accogliere il reclamo del contribuente o accettare la mediazione (o anche formulare d’ufficio una proposta di mediazione se questa non è presente);

• se entro i 90 giorni non si raggiunge un’intesa (o l’ufficio respinge il reclamo), il contribuente ha 30 giorni di tempo per depositare il ricorso in Commissione tributaria, aprendo così la procedure del contenzioso ordinario;

• se invece la mediazione si conclude positivamente, viene sottoscritto un accordo in base al quale le sanzioni sono ridotte al 40%

•  entro 20 giorni dalla sottoscrizione va effettuato il pagamento dell’intero importo dovuto o della prima rata, in caso di rateizzazione (massimo 8 rate trimestrali). (A.D.M.)

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