Legge di Stabilità: torna il rischio dell’aumento IVA

La legge di Stabilità e la clausola di salvaguardia legata alla voluntary disclosure: un pericolo che si ripete

La Legge per TuttiL’aumento dell’IVA, introdotto con la legge di Stabilità dello scorso anno, non è stato affatto disinnescato, ma solo posticipato. O meglio (anzi, “peggio”, n.d.r.), è stato cancellato solo il gradino intermedio, previsto per il 2016, dell’aumento dell’aliquota ordinaria al 24%: restano ancora gli aumenti programmati per il 2017 (al 25%) e per il 2018 (al 25,5%). È quanto si apprende leggendo la bozza della Legge di Stabilità per il 2016, appena approvata dal Governo. In buona sostanza, l’aliquota IVA ordinaria, attualmente al 22%, arriverà subito al 25%, senza passare dal gradino intermedio del 24%, mentre l’aliquota speciale schizzerà direttamente al 13%.

L’incubo IVA non è finito – Lo scorso anno, la legge di Stabilità per il 2015, aveva inserito una serie di clausole di salvaguardia legate ai risultati della spending review. Tra queste, oltre all’aumento delle accise sulla benzina, figurava l’impennata dell’IVA ordinaria al 25,5% o di quella speciale al 13%, attraverso passaggi graduali (prima, rispettivamente, al 24% e al 12% entro il 2016, poi al 25% e al 13% per il 2017 e, infine, al 25,5% per il 2018).

Raggiunti gli obiettivi di bilancio, l’esecutivo aveva promesso di cancellare i programmati aumenti dell’IVA. In verità, ciò non è avvenuto, ma è stato eliminato soltanto il gradino intermedio per il 2016. Restano ancora confermati gli aumenti per il 2017 (IVA ordinaria al 25% e IVA speciale al 13%) e per il 2018 (IVA ordinaria al 25,5%). Il tutto secondo una tecnica di redazione della norma definita “clausola di salvaguardia”: in buona sostanza la previsione già esiste ed è contenuta nella legge di Stabilità, ma la sua efficacia è condizionata. E qui sta la principale differenza rispetto all’anno scorso quando – come detto – l’incremento dell’IVA era subordinato al mancato raggiungimento degli obiettivi di spending review; questa volta, invece, la clausola di salvaguardia cui viene subordinato il disinnesco dell’aumento dell’aliquota IVA è il raggiungimento degli obiettivi prefissati dal fisco con la cosiddetta Voluntary Discosure, ossia il rientro dall’estero dei capitali evasi, incentivati grazie a una serie di sconti concessi dallo Stato. Invero, alla voluntary disclosure stanno aderendo numerosi contribuenti tant’è che, per l’abbondanza di domande, si è previsto un differimento dei termini di scadenza al 30 novembre, con integrazione dell’istanza entro il 30 dicembre.

In ogni caso, anche per quest’anno l’Italia dovrà vivere con la spada di Damocle di un vertiginoso aumento dei prezzi e conseguente calo dei consumi (e della produzione).

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