La seconda rata Imu? Ce la paga lo spread in discesa

L'indice ai minimi dal 2011 permette un risparmio di oltre 2 miliardi sugli interessi

Dopo la cancellazione della prima rata Imu, con tutta probabilità il prossimo 16 dicembre i contribuenti italiani non saranno chiamati a pagare nemmeno la seconda rata sulla prima casa. A dirlo è il viceministro dell’Economia Stefano Fassina, peraltro storicamente contrario alla cancellazione totale dell’imposta, ed il "miracolo" è possibile grazie allo spread tornato intorno a quota 230 punti. I livelli minimi dal 2011 toccati negli ultimi giorni dal differenziale fra i titoli italiani e i bund tedeschi, infatti, hanno reso possibile un risparmio di ben 2,3 miliardi che diventano la copertura per il saldo della tassa sulla casa. A meno che non si decida di intervenire per abbassare ulteriormente il cuneo fiscale.
 
RISPARMIO INATTESO – Al Tesoro erano stati messi in conto per quest’anno 90,6 miliardi di interessi sul debito pubblico, calcolati con uno spread intorno ai 300 punti. Il differenziale è invece sceso di circa 90 punti, liberando da qui a fine anno 2 miliardi da dirottare a copertura di buona parte del saldo Imu. Il resto arriverà probabilmente da qualche taglio di spesa mirato o da ritocchi delle accise.
 
IMU O CUNEO FISCALE? – Quella di Fassina non è però l’unica ipotesi in campo. Il "tesoretto" spread, come rivelano altre fonti del ministero dell’Economia, potrebbe essere dirottato nella legge di stabilità, a copertura di altre misure. Una delle ipotesi in campo è spostare i fondi per la riduzione del cuneo fiscale, in modo da aumentare il mini taglio che, per ora, arriva al massimo a 182 euro l’anno per le buste paga fino a 15mila euro.

 
PROBLEMA TASI – Risolto il rebus Imu o cuneo fiscaleresta però da sciogliere quello sulla Tasi, introdotta dalla legge di Stabilità. Il governo studia come rendere meno onerosa per i redditi più modesti e le famiglie numerose la nuova Tasi sui servizi indivisibili, che nel 2014, di fatto, prenderà il posto dell’Imu. E’ oramai appurato che così com’è disegnata la tassa sui servizi indivisibili non funziona in termini di equità. Cancellando detrazioni e franchigie, la Tasi viene infatti a costare più dell’Imu proprio a chi vive in case economiche o popolari. Ecco allora spuntare una nuova ipotesi che consentirebbe ai sindaci di portare l’aliquota massima della nuova Tasi anche oltre l’attuale limite del 2,5 per mille. Però con un vincolo messo nero su bianco: vincolare quel maggiore gettito all’introduzione di detrazioni progressive in base al reddito Isee. "Che com’è noto – ricorda in proposito il segretario confederale Uil, Guglielmo Loy – contiene una componente legata al reddito, una al patrimonio e l’altra al numero dei familiari". Un mix che potrebbe fare tutti contenti.
 

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