La manovra sul mattone: Ici (progressiva) sulla prima casa e rivalutazione delle rendite

I due versanti della manovra che riguardano la casa: torna l'Ici per l'abitazione principale ma con aliquote differenziate. E aumentano i valori catastali per avvicinarli a quelli di mercato. 5 miliardi da recuperare al grido di "equità"

La manovra fiscale stringe il cerchio sulla casa. A poche ore dalla presentazione definitiva del provvedimento da 20 miliardi si moltiplicano le conferme sulle misure che riguarderanno gli immobili. Dalle quali il governo conta di ricavare 5 miliardi di euro, un quarto dell’intero gettito. Due le direttrici di intervento: il ritorno dell’Ici sulla prima casa (abolita nel 2008), ma in una versione modificata e più equa, e la rivalutazione delle rendite catastali, ormai troppo distanti dai reali valori di mercato. Sembra accantonata per ora l’idea di una imposta patrimoniale, sulla quale c’è una ferma opposizione del Pdl.

La parola d’ordine del governo Monti in materia di fisco sembra essere “progressività“, ovvero il rafforzamento del principio (costituzionale) secondo cui chi ha di più paga di più. Una regola che ultimamente era stata piuttosto dimenticata sia in fase di aumento che di riduzione del carico fiscale: l’abolizione dell’Ici sulla prima casa, per esempio, riguardava indistintamente i proprietari di bilocali in periferia e di super-attici in centro. Ma è evidente che i secondi risparmiavano molto di più.

Un’Ici ad assetto variabile

Un’iniquità che la manovra in arrivo vorrebbe eliminare. E’ per questo che l’imposta sulla prima casa – la cui reintroduzione sembra certa – avrà una fisionomia nuova rispetto alla vecchia Ici:

  sarà sempre un’imposta comunale ma probabilmente non si chiamerà più Ici e sarà un anticipo della nuova Imu, l’imposta municipale unica, introdotta col federalismo fiscale, che debutterà nel 2013, salvo accelerazioni, e andrà a sostituire sia l’Ici che l’Irpef sui redditi fondiari oggi pagata dai proprietari di seconde case sfitte;

  ma la cosa più importante è che l’aliquota d’imposta dovrebbe variare in base al valore dell’immobile e ad altri parametri, anche per non penalizzare troppo chi possiede una casa frutto di sudati risparmi di una vita. Non è ancora chiaro se si terrà conto del reddito complessivo del contribuente o solo del suo patrimonio immobiliare totale (altre case di proprietà). In questo secondo caso l’aliquota potrebbe crescere in funzione degli immobili posseduti (0,2, 0,5, 0,7 per mille

Rendite: un aumento del 15%, ma si lavora sui valori reali

L’altro versante di azione per restituire un po’ di equità alla fiscalità immobiliare è quello delle rendite catastali. I valori catastali (gli estimi) sono fermi a decenni fa, quando l’impianto delle grandi città (soprattutto) e i conseguenti valori di mercato erano ben diversi. Si pensi, ad esempio, alle ex periferie ora diventate zone semi-centrali grazie all’espansione delle metropoli e allo sviluppo dei collegamenti (metrò, treni urbani ecc.). O a quelli che una volta erano quartieri popolari e ora sono diventate zone alla moda le cui quotazioni sono aumentate a dismisura.

Le rendite sono aggiornate al 1996 (con la legge 662 che le aumentava del 5% rispetto al 1988). Secondo i dati dell’Agenzia del Territorio in media restano 3,5 volte più basse del valore di mercato e nelle grandi città si arriva a differenze di 7-10 volte. Per avvicinare i valori fiscali a quelli reali si ipotizza una rivalutazione delle rendite tra il 10 e il 20%, presumibilmente del 15%. Ma si tratterebbe, per ora, di un aumento secco e generalizzato che non sana le disparità di valore tra un immobile e l’altro. (A.D.M.)

La manovra sul mattone: Ici (progressiva) sulla prima casa e rivalutaz...