La Francia si ribella: “Basta austerità”. Italia a traino?

I transalpini sforano al 4,4% nel rapporto deficit-Pil, l'Italia non farà manovre correttive. L'ira di Katainen.

"L’auserità è morta". Con queste parole la Francia ha stabilito di voler voltare pagina rispetto alle politiche di austerity imposte da Bruxelles su pressione di Berlino. E poco importa se l’input sia dato dall’atavica diffidenza transalpina verso una Germania dominante o dal continuo e inesorabile tracollo di Hollande e del Partito socialista (dato oggi al 13%); a far rumore è il fatto che se soltanto un mese fa le critiche alle politiche di Bruxelles e Berlino erano costate il posto di ministro dell’economia Montebourg, oggi il suo sostituto Macron (considerato più "vicino" alle elites finanziarie per il suo passato in JP Morgan) ed il ministro delle Finanze Sapin rincarano la dose "sfilando" la Francia dal vincolo delle regole Ue.

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"SFORIAMO IL 3%" – "Abbiamo preso la decisione di adattare il passo di riduzione del deficit – spiega il ministro delle Finanze, Michel Sapin – alla situazione economica del paese. La nostra politica economica non sta cambiando, ma il deficit sarà ridotto più lentamente del previsto a causa delle circostanze economiche”. La nota del ministro francese non può essere più esplicita: la Francia “respinge l’austerity”, anche in virtù. Parigi, contestualmente, annuncia che il suo rapporto deficit/pil si attesterà quest’anno al 4,4%, nel 2015 al 4,3%.

RENZI E PADOAN A TRAINO – Alla luce della presa di posizione francese assume un diverso spessore la scelta italiana di posticipare ulteriormente al 2017 il pareggio del bilancio in Costituzione (in attesa di capire come andrà a finire il referendum contro il Fiscal Compact). Nella legge finanziaria del prossimo anno l’Italia non metterà la manovra, rinvierà il pareggio di bilancio di un anno, sfiorerà il tetto sul defict al 3%. Perché, come spiega anche Padoan, un’altra stagione di “lacrime e sangue” renderebbe ancor più fosche le prospettive di crescita. “Siamo in una situazione che richiama circostanze eccezionali” quindi è “lecito immaginare un rallentamento del processo di aggiustamento del saldo strutturale, che avverrà in misura positiva ma ridotta rispetto a quanto immaginato nel def di aprile”. L’Italia si concederà un anno di pausa e di respiro nel tragitto concordato per raggiungere il pareggio di bilancio. Il Pil registrerà un -0,3% nel 2014 per poi crescere dello 0,6% nel 2015 grazie “all’impulso positivo della Legge di Stabilità” precisa Padoan illustrando la nota di variazione del Def. Il deficit sarà quest’anno al 3% e al 2,9% l’anno prossimo, di fatto facendolo scivolare dal 2,2% del pil previsto, al 2,9%, giusto un filo sotto il tetto di Maastricht.
“A partire dal 2016 si riprenderà” l’aggiustamento strutturale dello 0,5% “che porterà nel 2017 al pareggio di bilancio” aggiunge Padoan, segnalando come il quadro dei conti si è troppo deteriorato per fare diversamente. Dunque spazio alla crescita, gli 80 euro, aggiunge, saranno confermati, sarà “rafforzato il taglio del cuneo per le imprese, ci saranno importanti risorse per ammortizzatori sociali e risorse che permetteranno un superamento progressivo del patto di stabilità interno”.

CIRCOSTANZE ECCEZIONALI – Renzi e Padoan sottolineano che ben due circostanze eccezionali, come da trattato internazionale, legittimano la sospensione del fiscal compact e tutto il resto. La prima, visibile ormai a tutti, è la stagnazione calante del’economia. Pochi investimenti, niente occupazione. Stante questi due dati di fatto, l’austerità è morta e non è il caso di morire con lei. Seconda circostanza eccezionale ed esimente che Renzi e Padoan accampano e invocano: l’Italia sta facendo le benedette “riforme strutturali”. Non che vada per questo “premiata”, ma le si deve dare il margine di flessibilità appunto per farle quelle riforme senza impiccarsi. Quel margine che fu dato e che con profitto si prese a suo tempo la Germania, quello che si prese la Francia senza però gran profitto. Per quanto tutto ciò finisca per stonare quando il Jobs act (e in particolare il superamento dell’articolo 18) finisca invece per recepire in toto le esigenze di Bruxelles e soprattutto della Bce),m rendendo al momento più credibile e comunque netta la posizione francese.

L’IRA DI KATAINEN: "RISPETTATE GLI IMPEGNI" – La prima risposta dall’Europa, in attesa che a metà ottobre il Def italiano giunga a Bruxelles, suona interlocutoria. “Valuteremo il progetto di legge di stabilità alla luce degli impegni presi nelle raccomandazioni, la nostra posizione è che gli impegni vanno rispettati”, ha dichiarato il portavoce del commissario e vicepresidente responsabile per il lavoro, la crescita, gli investimenti e la competitività Jyrki Katainen (descritto come falco dell’austerity).

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