L’Italia dice sì alla Tobin Tax. L’UE prepara il via libera alla tassa sulle transazioni finanziarie

Sale a 11 il numero dei Paesi Ue favorevoli alla tassa che frena le speculazioni finanziarie e garantisce un gettito extra stimato in 57 miliardi di euro all'anno. Traguardo storico

Con l’adesione dell’Italia, sale a 11 il numero dei Paesi favorevoli a far scattare una ‘cooperazione rafforzata’ per stabilire una tassa sulle transazioni finanziarie, detta ‘Tobin Tax‘.
Un traguardo importante, se si pensa che la soglia minima prevista dai Trattati Ue per avviare l’iniziativa era stata fissata a nove paesi.
A quarant’anni dalla sua ideazione, la Tobin Tax ora potrebbe davvero diventare una realtà.

L’adesione dell’Italia, annunciata all’Ecofin, era particolarmente attesa, non solo perché ha permesso di raggiungere la soglia del numero minimo di nove paesi, ma anche perché accrescerà notevolmente le dimensioni complessive dell’economia a cui sarà applicata la tassa.

L’inziativa della ‘cooperazione rafforzata‘ sulla Tobin tax, fortemente sostenuta da Francia e Germania, era stata promossa per evitare la trappola dell’unanimità necessaria per una decisione a 27 (Londra non accetterà mai). Il progetto aveva avuto già nei giorni scorsi l’appoggio di Austria, Portogallo, Belgio, Slovenia, Grecia e a breve è attesa anche l’Estonia.
A sorpresa, inoltre, hanno dato parere favorevole nel dibattito pubblico che si è svolto fra i ministri finanziari dell’Ue, anche Spagna e Sloavacchia, rafforzando il numero complessivo dei paesi “buoni”.
Si direbbe che a Lussemburgo il buon esempio offerto dal ‘vicino’ ha innescato un circolo virtuoso, dal quale tuttavia si è smarcata  l’Olanda, schierandosi decisamente contro “Alcuni studi mostrano infatti conseguenze devastanti dalla Tobin tax”, ha sottolineato il ministro delle Finanze de L’Aia.
La proposta formale per aprire la strada al via libera sulla Tobin tax verrà presentata all’Ecofin di novembre dal commissario Ue alla Fiscalità, Algediras Semeta.

Che cos’è la Tobin tax
La Tobin tax deve il suo nome all’economista americano premio Nobel James Tobin che la propose nel 1972 e prevede un prelievo fiscale minimo su tutte le operazioni di Borsa (acquisti o vendite di azioni e obbligazioni ma anche strumenti derivati, opzioni e futures).

Nella versione approvata dall’Europa, la Ftt si applicherebbe alle transazioni finanziarie in cui almeno una delle parti (banca, società finanziaria ecc.) ha sede nella Ue o nello Stato che adotta la tassa. L’aliquota del prelievo potrebbe variare da paese a paese, ma l’orientamento comune è una base dello 0,1% sul valore di ogni transazione (tranne che per i derivati per i quali l’aliquota scende allo 0,01%).

Si tratta di un’imposta “ad alta efficienza” perché pesa pochissimo sulla singola operazione ma produce un gettito enorme. Secondo i calcoli della Commissione europea, con queste aliquote, ai valori di scambi attuali, entrerebbero nelle casse europee 57 miliardi di euro all’anno. Per gli Stati membri questo significa una netta riduzione dei contributi che versano alla Ue: solo per l’Italia il risparmio potrebbe aggirarsi sui 6 miliardi di euro, il valore di una pesante manovra economica.

Risparmi, ma non solo. Lo scopo della Tobin tax, oltre che fare cassa, e quella di mettere al riparo il mercato dalle ondate speculative. Le transazioni a breve termine (comprare un titolo e rivenderlo poco dopo speculando sulla differenza di prezzo) rendono instabili i prezzi. Questo si riflette anche nel lungo termine con gravi danni per il mercato finanziario.Una tassa sulle transazioni scoraggerebbe le speculazioni-lampo degli operatori ad alta frequenza contribuendo a una maggiore stabilità del mercato. Certo, colpirebbe anche i piccoli risparmiatori che investono in borsa ma con un prelievo impercettibile: 1 euro di imposta ogni 1.000 scambiati.

L’Italia dice sì alla Tobin Tax. L’UE prepara il via libe...