Iva, si paga solo quando si incassa. In arrivo il versamento “per cassa”. Ecco come funziona

A giorni uscirà il decreto che consente di versare l'Iva solo al pagamento delle fatture. Una boccata di ossigeno in tempi di incassi sempre più ritardati

Una bella boccata d’ossigeno per migliaia di imprese, artigiani, commercianti, professionisti e anche piccoli lavoratori autonomi spesso “costretti” alla partita Iva. Tra qualche giorno sarà operativo il provvedimento che introduce il versamento dell’Iva “per cassa”, ovvero quando si viene pagati e non al momento in cui si emette la fattura. Lo stabilisce l’ultimo decreto sviluppo e per l’entrata in vigore si attendeva un successivo decreto attuativo entro 60 giorni. La scadenza è l’11 ottobre e il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, annuncia che verrà rispettata.

L’attesa novità è presto detta: tutti i titolari di partita Iva che fatturano meno di 2 milioni di euro all’anno (nella prima versione del decreto sviluppo il limite era di 200mila) possono scegliere di applicare il principio “di cassa” (anziché “di competenza”, come accade finora) anche per il versamento dell’Iva. Questo però vale solo per le operazioni verso altri titolari di partite Iva e non verso i privati consumatori (utenti finali).

Cosa cambia per le partite Iva

Può sembrare un tecnicismo fiscale ma in realtà è un provvedimento che cambia la vita a molte piccole e medie attività che in tempi di crisi e di pagamenti in ritardo soffrono di costante carenza di liquidità.

Com’è noto, l’Iva è una cosiddetta “partita di giro”, cioè la si incassa dal cliente e la si versa al fisco. Attualmente l’Iva applicata sulla vendita di un bene o la fornitura di un servizio deve essere versata:

mensilmente, cioè entro il 16 del mese successivo all’emissione della fattura, o
trimestralmente, se non si supera un determinato volume d’affari, cioè entro il 16 di maggio, agosto, novembre e marzo dell’anno successivo.

Questo a prescindere dal fatto che le fatture vengano pagate o meno. Succede spesso che il contribuente anticipi al fisco un’Iva che incasserà molto tempo dopo o, nella peggiore (e purtroppo sempre più frequente) delle ipotesi, non incasserà affatto.

Con il criterio di cassa, invece, l’Iva a debito verrà versata solo al momento dell’effettivo pagamento della fattura. Il nuovo regime è opzionale e per applicarlo bisognerà fare una specifica richiesta.

Ma si scarica col vecchio criterio

Il nuovo regime non tocca però l’Iva a credito, quella sugli acquisti, che imprese, professionisti e lavoratori autonomi possono “scaricare”, creando così una asimmetria tra venditore e acquirente. I clienti (partite Iva) dei soggetti che scelgono di pagare per cassa continuano a detrarre l’Iva sull’acquisto al momento dell’emissione della fattura e non del pagamento.

Le norme europee (e anche il buon senso) vorrebbero invece che fosse ripristinata la simmetria, permettendo di scaricare l’Iva solo al momento dell’effettivo pagamento. Una regola, peraltro, che incentiverebbe a pagare puntualmente.

Un anno di dilazione massima

Ma attenzione: l’Iva va versata comunque dopo 1 anno dall’operazione anche se la fattura non è ancora stata pagata (salvo che il cliente sia assoggettato a procedure concorsuali). Questa scadenza può essere un’arma a doppio taglio perché dà al creditore l’impressione di avere una disponibilità finanziaria maggiore di quella effettiva. In altre parole, ricordatevi che dopo un anno il fisco batte cassa comunque. (A.D.M.)

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