Iva per cassa dal 1° dicembre, ma l’Europa può bloccarla. Ecco le nuove regole

Per l'Italia il versamento per cassa si applica entro un fatturato di 2 milioni ma la Ue fissa un tetto di 500mila euro. Si rischia un dietrofront a regime già avviato

Sul nuovo regime dell’Iva per cassa lo Stato italiano ha fatto i conti senza l’oste. L’oste in questo caso è l’Unione europea che deve pronunciarsi sull‘ammissibilita del meccanismo che dal 1° dicembre consentirà ai possessori di partita Iva di versare l’imposta solo quando viene pagata la fattura. Un miraggio per migliaia di imprese, professionisti e lavoratori autonomi che rischia di svanire per chi fattura più di 500mila euro, il limite imposto normalmente dalla normativa comunitaria. Un vincolo di cui l’Italia si è "dimenticata" fissando il tetto a 2 milioni di euro.

 

Lo precisa la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 44 (scarica il testo in pdf) che fornisce anche altre precisazioni sul nuovo regime. L’Agenzia ricorda la direttiva comunitaria (n. 112 del 2006) che richiede l’autorizzazione del Comitato Iva della Ue che per le operazioni che superano la soglia dei 500mila euro. La procedura per ottenerla è stata avviata ma l’Iva per cassa entra in vigore prima della pronuncia europea. Se fosse negativa tutti i soggetti che l’hanno applicata senza esserne autorizzati dovranno tornare al vecchio regime.

 

Le precisazioni sull’Iva da scaricare

 

Le altre puntualizzazioni della circolare riguardano le operazioni passive, cioè da quando e fino a quando il cliente/committente può detrarre l’Iva che paga in fattura. Le nuove regole stabiliscono che:

• se anche il cliente ha optato per il regime per cassa può "scaricare" l’Iva entro nel momento in cui paga la fattura o comunque entro 1 anno dall’effettuazione dell’operazione; 
• se il cliente non ha optato per il regime per cassa, può scaricare l’Iva dal momento delleffettuazione dell’operazione (vendita o prestazione di servizi), in pratica quando riceve la fattura.

L’Iva per cassa di applica entro il limite di fatturato di 2 milioni di euro all’anno (salvo l’eventuale veto delle Ue) e solo per le operazioni verso altri titolari di partite Iva e non verso i privati consumatori (utenti finali).

Com’è noto, l’Iva è una "partita di giro", cioè la si incassa dal cliente e la si versa al fisco.
 

Finora:

 

l’Iva applicata sulla vendita di un bene o la fornitura di un servizio doveva essere versata col criterio "di competenza" (cioè riferita al periodo di emissione della fattura), ovvero:
mensilmente, cioè entro il 16 del mese successivo allemissione della fattura, o
trimestralmente, se non si supera un determinato volume d’affari, cioè entro il 16 di maggio, agosto, novembre e marzo dell’anno successivo.
 
Dall’1/12: 

 

l’Iva a debito verrà versata solo al momento dell’effettivo pagamento della fattura. Il nuovo regime è opzionale e per applicarlo bisognerà fare una specifica richiesta.
Per applicare il nuovo regime dev’essere espressa un’opzione preventiva (le cui modalità dovranno essere chiarite dall’Agenzia delle Entrate) e sulla fattura andrà riportato il riferimento all’ art. 32-bis del Dl 83/2012.
La decorrenza dal 1° dicembre potrebbe creare qualche complicazione ai contribuenti trimestrali: per loro conviene far partire il nuovo regime dal 1° gennaio 2013.

Ma attenzione: l’Iva va versata comunque dopo 1 anno dall’operazione anche se la fattura non è ancora stata pagata (salvo che il cliente sia assoggettato a procedure concorsuali). Questa scadenza può essere un’arma a doppio taglio perché dà al creditore l’impressione di avere una disponibilità finanziaria maggiore di quella effettiva. In altre parole, ricordatevi che dopo un anno il fisco batte cassa comunque. (A.D.M.)
 

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