Italia, riforme o crollo

Lo dice Nouriel Roubini, uno dei guru dell'economia mondiale


La crisi? E’ pesante, d’accordo, ma per noi italiani sono più gravi le deficienze strutturali che ci portiamo dietro da decenni e da innumerevoli legislature.
A sancire quello che già sappiamo – ma che spesso facciamo finta di non sapere – è Nouriel Roubini, intervistato dal Sole 24 Ore al World Economic Forum di Davos.

“Non voglio dire che l’Italia uscirà dall’Unione monetaria, voglio dire che se non farà le azioni giuste, se la sua crescita resterà bassa, se non riuscirà a dare benessere e opportunità alle generazioni più giovani, lentamente andrà alla deriva rispetto ai Paesi che hanno più successo”.

Il punto è che, a differenza della Germania, il nostro Paese non ha realizzato le riforme “che permettono di aumentare il potenziale di crescita”.
Quali?
“In Italia e nel Sud dell’Europa le riforme e le ristrutturazioni aziendali sono state modeste. I salari sono aumentati più della produttività, il cambio si è apprezzato e le esportazioni non hanno coperto a sufficienza il deficit delle partite correnti, sono state perse quote di mercato a causa di Cina e India”.

Il nostro Paese ha quindi bisogno “di più competitività, di meno burocrazia, di servizi più flessibili, di investimenti nell’innovazione e nella tecnologia, di maggiore produttività. Sono cose che non si fanno da un giorno all’altro, ma bisogna iniziare a farle”.
Ne esce un’immagine dell’Italia ferma a metà del guado: incapace di guardare in alto verso i livelli qualitativi raggiunti da Paesi più evoluti, mentre viene attaccata dal basso da nuovi competitors internazionali che possono fare affidamento su produzioni a buon mercato ed economie di scala.

Se non si procede alle riforme, il deficit e il debito pubblico continueranno ad aumentare, innescando un circolo vizioso fatto di mancati inestimenti, poca innovazione, scarsa competitività, ulteriori quote di mercato che passano ad altri e il deficit che schizza nuovamente in alto.

Nel contesto dell’attuale crisi, dove secondo Roubini ci vorrebbero forti iniezioni di liquidità e stimoli fiscali, l’Italia si è mossa in ritardo con tutta l’Eurozona. Ma mentre nel caso della Germania si è trattato di una scelta, “Italia, Spagna, Portogallo e Grecia non se lo potevano permettere a causa dei deficit pubblici”.

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